Castelguglielmo (Rovigo): positivo napoletano della fine del XVIII secolo

Durante il mese di luglio del 2018 ho eseguito la manutenzione dell’organo positivo di scuola napoletana conservato nella chiesa parrocchiale di Castelguglielmo (Rovigo).

Lo strumento fu costruito sul finire del Settecento. Fu acquistato dalla parrocchia polesana sul mercato antiquario nel 1978 per interessamento del compianto maestro Vincenzo Ferrari, e fu restaurato nello stesso anno da Alfredo Piccinelli.

In seguito al terremoto del 2012 l’edificio fu danneggiato e chiuso al culto. Con la prospettiva di dover restaurare la chiesa, si rese necessario spostare lo strumento, che fu quindi messo al riparo presso un locale di pertinenza della chiesa.
Terminati i lavori di consolidamento dell’edificio sacro, si è riportato l’organo nella navata destra, nel luogo esatto in cui era stato collocato 40 anni or sono dopo il primo restauro.
L’occasione ha reso possibile censire il materiale fonico e verificare lo stato di conservazione dello strumento, per restituirlo all’uso dopo una pulizia approfondita.

Nonostante i quattro decenni trascorsi dall’intervento di Piccinelli, l’organo era ancora in buono stato, l’intonazione e l’accordatura si sono mantenute in discreto ordine, minimi segni di degrado sono la polvere depositata nelle canne e qualche schiacciamento o deformazione delle bocche e dei fori di alimentazione.
Il somiere, il crivello e la tastiera sono stati attaccati dal tarlo, e dopo la pulizia sono stati disinfestati con liquido insetticida.
La cassa, che fu interamente ridipinta nel 1978, presentava zone in cui il colore si era staccato dal legno. Le maggiori lacune della pittura sono state integrate con tempera su base di gesso.
Alcune scelte operate nel restauro del 1978 oggi non sarebbero più accettabili, per esempio la generale sostituzione dei chiodi con viti, o la feltratura dei tiranti della catenacciatura, o ancora l’eliminazione del sistema di alimentazione manuale dei mantici.

Lo strumento ha un corista molto alto: La3 = 455,3 Hz alla temperatura di 28°. Credo che ciò sia da attribuire al Piccinelli come conseguenza della situazione che egli dovette affrontare nel restauro. Probabilmente trovò canne di legno molto lunghe che però erano state accordate come consuetudine da varie mani nel corso degli anni aprendo fori col trapano a varie altezze e richiudendoli poi con zeppe o con ritagli di carta o pelle d’agnello incollati. D’altra parte le canne di metallo sono accordate in tondo e molto spesso presentano uno squarcio in corrispondenza della saldatura posteriore del corpo. Solo poche canne sono state allungate dallo stesso Piccinelli, e sono per la maggior parte comprese nella zona tra 2′ e 1′. Inoltre le 14 canne di facciata originali occupano le due campate laterali, mentre le 5 maggiori nella campata centrale furono ricostruite da Piccinelli usando lastra antica. Il prospetto segue in altezza abbastanza fedelmente il profilo dei fregi dorati, tuttavia la finestra d’accordatura posteriore è aperta a produrre la nota che sta quasi un semitono sopra la frequenza data dalla lunghezza del corpo integro della canna.
Tutti questi elementi fanno pensare che il corista fosse stato alzato probabilmente già prima del restauro di Piccinelli, forse anche nell’intento di rendere meno inequabile il temperamento, e che egli abbia conservato questa situazione, adattandola a un sistema mesotonico a 1/4 di comma sintonico leggermente modificato.

La pressione del vento è di 45 mm in colonna d’acqua.

Insolitamente, per la tradizione partenopea, il registro di Voce Umana è accordato calante rispetto al Principale, tuttavia dall’esame delle canne (fattura, colore della lastra, lunghezza del piede) si nota che molte canne di questo registro sono spurie, e che esso risulta quindi dall’integrazione (molto probabilmente ad opera di Piccinelli) delle numerose lacune con canne nuove e antiche ma non originali.

Descrizione dello strumento.

Organo positivo, autore anonimo di scuola napoletana, databile verso la fine del secolo XVIII. Sulle antine della secreta sono leggibili due scritte a matita che indicano l’anno 1826.
Sulla tavoletta posteriore di una canna di legno della basseria si legge la scritta a penna: “organaro Galasso Giuseppe / riparò quest’organo 1945 / 1955 NAPOLI”.

Tastiera di 45 note, Do1-Do5 con prima ottava scavezza. Leve dei tasti di noce; diatonici ricoperti di bosso e cromatici di noce tinto, con un sottile rivestimento di ebano incollato sulla faccia superiore del rialzo. I frontalini dei tasti diatonici sono ricoperti di bosso con decorazione a chiocciola. Le leve sono fulcrate in coda e guidate a metà lunghezza da perni centrali di ottone.

Pedaliera a leggio, con 9 tasti di noce, costantemente collegata alla prima ottava della tastiera (ricostruzione di Piccinelli)

La riduzione è di ferro forgiato a mano. I catenacci sono punzonati con numerazione romana. La tavola di riduzione è di pioppo, con tracciatura a secco delle linee in corrispondenza dei tiranti e doppia numerazione manoscritta a china: lungo il lato inferiore verso la tastiera sono i numeri progressivi da 1 (croce) a 45 da sinistra a destra, mentre lungo il lato superiore verso il somiere sono i numeri corrispondenti alla nota assegnata a ciscun canale.

Nella secreta sono i ventilabri di pioppo, impellati e appoggiati alla tavola del somiere su contropelle. Recano la numerazione progressiva da 1 (croce) a 45 da sinistra a destra, scritta a china sulla faccia anteriore. Sono incollati alla tavola con una striscia di pelle e guidati ai lati da spilli di ottone.
I tiranti di ottone attraversano il pavimento della secreta passando per una sottile listarella d’ottone forata che funge da guarnizione.

Il somiere e le stecche sono di noce. Le coperte sono fissate con viti. I trasporti del vento che alimentano le canne maggiori di alcuni registri sono scavati nelle coperte e, nel punto di giunzione di due tavole, sono rivestiti con sottile pelle d’agnello incollata a sigillare il condotto.

L’ordine dei canali del somiere è articolato in sette sezioni, delle quali due presentano le canne disposte per terze maggiori, mentre nelle rimanenti le canne sono distribuite in senso alternato.

    Ordine delle note sul somiere da sinistra a destra guardando dalla facciata:
  • do1 . mi3 . sol5 . si♭7 . do9 . re11 (lato bassi sx)
  • sol28 . mi♭24 . si20 . la18 . do♯22 . fa26 . la30 (campata sx)
  • si32 . do♯34 . mi♭36 . fa38 . sol40 . la42 . si44 (interno sx)
  • sol16 . fa14 . mi13 . fa♯15 . sol♯17 (campata centrale)
  • do45 . si♭43 . sol♯41 . fa♯39 . mi37 . re35 . do33 (interno dx)
  • sol♯29 . mi25 . do21 . si♭19 . re23 . fa♯27 . si♭31 (campata dx)
  • mi♭12 . do♯10 . si8 . la6 . fa4 . re2 (lato bassi dx)

Le prime otto canne del Principale 8′ (corrispondenti all’ottava corta) sono collocate su due trasporti fissati lungo il dorso del somiere in corrispondenza di altrettanti fori aperti nella cintura per intercettare i primi quattro canali a sinistra e gli ultimi quattro a destra. Di conseguenza queste otto canne sono sempre alimentate all’apertura del relativo ventilabro.

Disposizione fonica e descrizione dei registri.

Le canne di metallo hanno piedi con lunghezza variabile e le bocche sono poste sotto al crivello.

  • Principale 8′
    Le prime quattro canne sono di castagno tappate, le successive otto canne sono di castagno aperte. La facciata è composta da 19 canne di stagno disposte in tre campate a cuspide, 7-5-7, da Mi13 a Do31. Le bocche delle canne nelle due campate laterali disegnano una cuspide simmetrica alle sommità dei corpi, mentre le bocche della campata centrale sono allineate. Le canne interne del registro sono di metallo con prevalenza di piombo.
  • Ottava
    Le prime sei canne sono di castagno aperte, le rimanenti 39 sono di metallo con alta percentuale di piombo.
  • Ripieno (XV-XIX-XXII-XXVI-XXIX)
    Canne di metallo con alta percentuale di piombo; ritornelli classici all’ottava inferiore al raggiungimento della lunghezza di 1/8′, quindi:
    XV – nessun ritornello,
    XIX – 1 ritornello a Fa#39,
    XXII – 1 ritornello a Do#34,
    XXVI – 2 ritornelli a Fa#27 e Fa#39,
    XXIX – 2 ritornelli a Do#22 e Do#34
  • Voce Umana nei soprani inizia da Do21, bocche rivolte al fondo dello strumento, accordatura calante
  • Flauto in XII, inizia da Mi13, cilindrico, bocca stretta
  • Accessori:
    – Uccelliera con 4 canne (ricostruzione di Piccinelli)
    – Zampogna con canaletto e tuba di castagno, canaletto rivestito con pelle sottile di agnello (ricostruzione di Piccinelli), accordabile in varie note
    – Tremolo nel condotto portavento

Disposizione dei registri sul somiere dal fronte al fondo:
Principale, Voce Umana, VIII, Flauto in XII, XV, XIX, XXII, XXVI, XXIX.
Le prime otto canne di legno del Principale sono disposte sui due trasporti contro la parete dorsale dell’organo (4 a sx e 4 a dx). Le successive quattro canne di legno del Principale sono collocate lungo i fianchi della cassa (2 a sx e 2 a dx). Le sei canne di legno dell’Ottava sono disposte di seguito al Principale lungo i fianchi della cassa (3 a sx e 3 a dx).

Due mantici a cuneo con sette pieghe ciascuno sono collocati nel basamento dell’organo. Anticamente erano azionati mediante due funi passanti attraverso fori nel fianco destro del basamento. Probabilmente il sistema fu modificato con l’introduzione di due leve sporgenti dal fianco sinistro dell’organo e fulcrate al centro su un traverso fissato all’interno del basamento. Questo sistema fu poi rimosso e le aperture nel fianco furono chiuse. Attualmente l’organo è alimentato da una ventola elettrica, piuttosto rumorosa, collocata sopra i mantici.

A breve pubblicherò alcuni saggi di misurazione delle canne, fotografie e saggi sonori.

Due nuovi organi ad ala

Go to the English version.

Ecco la descrizione dettagliata di questi due strumenti, uno dei quali, soprannominato “il Lusitano” si trova attualmente in Portogallo. Il gemello è ancora in costruzione nel mio laboratorio.

La cassa è stata divisa in tre parti. La struttura di ciascuna sezione è costituita da telai di noce massello chiusi da pannelli rimovibili.
Il mobile è stato trattato con vernice turapori, quindi è stato levigato e lucidato a cera.
Le dimensioni approssimative del mobile sono: altezza 220 cm, larghezza 140 cm, profondità 65 cm (quest’ultima misura è riferita alla parte “ad ala”, giacché la punta della torre laterale sporge per altri 20 cm circa).
Per facilitare il trasporto dello strumento, anche la torre di sinistra, contenente le canne di basseria, è stata resa indipendente e può essere separata.
La base è alta 70 cm circa, mentre l’altezza massima della parte superiore è di 145 cm.

La facciata è composta da 25 canne di stagno del Principale 8′ (notes C 13-C37), le 5 canne maggiori sono collocate nella torre. Il prospetto è protetto da pannelli rimovibili.

L’accesso all’interno dello strumento avviene dal retro, togliendo il pannello dorsale.
Il leggio è posto davanti alla facciata ed è dotato di due possibili attacchi: sopra la bocca delle canne oppure sotto (in questo caso lo spartito deve essere posto orizzontalmente per non coprire le bocche stesse).
Il mobile è dotato di maniglioni per il trasporto e di quattro ruote girevoli fissate alla struttura sotto la base.

Tastiera: 51 note (C1-D51). I tasti sono di abete ben stagionato e senza nodi. I tasti diatonici sono placcati con bosso, i frontalini sono decorati con motivo “a chiocciola”. I rialzi dei tasti cromatici sono di ebano. Le dimensioni si rifanno a modelli storici italiani.
Trasposizione: la tastiera viene fatta scorrere lateralmente (a’ = 392 – 415 – 440 – 465 Hz a 20° C; anche il corista di 430 Hz può essere ottenuto, accordando le canne).

I comandi di registro sono posti ai lati della tastiera: bassi e soprani sono accoppiati nella medesima colonna, in modo da poter essere azionati con una sola mano (Principale b./s., VIII b./s., XV b./s. e XXII sono posti a destra; Regale b./s., Flauto in XII b./s., XIX b./s. e Cornetta si trovano a sinistra); la trasmissione dei comandi di registro è meccanica con rulli di alluminio e tiranti di noce.

La pedaliera di 13 note (C1-C13) è costantemente unita al manuale mediante fettucce di cotone ed è stata costruita in copia da un modello storico italiano.

La meccanica sospesa è costituita da bilanceri di faggio, che sporgono sotto la secreta fungendo da tasti ausiliari per l’accordatura quando non sia disponibile un assistente alla tastiera.

Il somiere a tiro a canali per tasto e stecche per registro è costruito secondo tecniche tradizionali, con una cintura di rovere massello. Per assicurare stabilità e resistenza all’umidità la tavola e il fondo dei canali, come pure i separatori, sono costruiti con compensato marino ad incollaggio fenolico. La secreta è fatta di pioppo, i ventilabri sono di abete, guarniti con feltro e pelle di agnello conciata all’allume. Le stecche sono di compensato marino e scorrono tra guarnizioni di feltro che compensano i movimenti del legno.
Tiranti e molle sono di ottone crudo.
Il crivello è di pioppo, tenuto in posizione da piedini di legno avvitati alle coperte. Tutte le canne sono fermamente ancorate al crivello.

Una ventola elettrica silenziosa, proporzionata alle esigenze dello strumento, è collocata nel basamento dell’organo. Anche il mantice a tavola flottante è alloggiato nel basamento. È provvisto di una sola piega diretta, le cui stecche sono di faggio, mentre le pareti, la tavola e il fondo sono di compensato di pioppo. Tutte le giunzioni sono impellate.

Disposizione fonica:
Principale 8′ b./s.
Ottava 4′ b./s.
Decimaquinta 2′ b./s.
Decimanona 1.1/3′ b./s.
Vigesimaseconda 1′ (registro intero)
Flauto in XII 2.2/3′ b./s. canne cilindriche
Cornetta 1.3/5′ canne coniche (solo nei soprani da C#26 con il corista normale di 440 Hz)
Violoncello 8′ b./s. ancia con tuba corta.
Spezzatura fra bassi e soprani: C25/C#26 con il corista normale di 440 Hz.
Le misure e progressioni delle canne sono derivate da modelli storici italiani di scuola irpina per Principale e Ripieno, di scuola emiliana per il Flauto in XII e di scuola callidiana per la Cornetta e il Violoncello.
L’intonazione si avvale di sottili denti praticati sulle anime e della regolazione del vento al piede.
La pressione del vento è di 49 mm in colonna d’acqua.
Tutte le canne di metallo sono dotate di anelli elastici di accordatura; le canne di legno aperte sono accordate mediante banderuole di legno inserite alla sommità dei corpi.

Dettagli tecnici:
Principale 8′
A#-1-G8 canne di abete, tappate, collocate nel basamento e nella torre laterale
G#9-B12 canne di abete, aperte, collocate nel basamento e nella torre laterale
C13-E17 facciata di stagno, collocate nella torre laterale
F18-C37 facciata di stagno
C#38-D#52 canne di stagno, interne
Totale: 54 canne
Ottava 4′
A#-1-B12 canne d’abete, aperte, collocate nella facciata laterale e nella torre
C13-D#52 canne di lega (Sn 30%, Pb 70%)
Totale: 54 canne
Decimaquinta 2′, Decimanona 1.1/3′, Vigesimaseconda 1′
Tutte di metallo (Sn 30%, Pb 70%).
Ritornelli: XV nessuno; XIX al F#43; XXII al C#38 e al C#50
Totale: 162 canne
Flauto in XII 2.2/3′
A#-1– A10 canne di abete, tappate
A#11-D#52 canne di metallo (Sn 30%, Pb 70%)
Totale: 54 canne
Cornetta 1.3/5′
C#26-D#52 canne di lega (Sn 30%, Pb 70%)
Totale: 28 canne
Violoncello 8′
Totale: 54 canne; tube di cipresso, canaletti e cunei di acero, ance e manicordi d’ottone crudo

Lo strumento, di proprietà privata, si trova ora a Lisbona presso la chiesa parrocchiale di Ameixoeira

Cappella dell’Annunziata, Avellino

Oratorio dell'Annunziata, Avellino
Si è concluso nel mese di ottobre 2012 il restauro dell’organo positivo conservato nell’oratorio dell’Annunziata, presso palazzo Amoretti ad Avellino.
Lo strumento è attribuibile a un anonimo organaro campano del secolo XIX: sul fronte dell’ultimo ventilabro a destra nella secreta è scritta ad inchiostro nero la data 1855 | P. I.
Alcune modifiche novecentesche sono attribuibili all’organaro d’Orsi (o d’Urso) di Solofra che firma il proprio intervento sul condotto portavento presso il raccordo con la secreta del somiere: Accomodato per lire 200 | con la pedaliera | ai 24/11 1920 | Cav. d’Orsi e figlio.
Pubblico di seguito un estratto dalla relazione conclusiva.
Leggi tutto “Cappella dell’Annunziata, Avellino”

San Ciriaco a Torre le nocelle (AV)

San Ciriaco, Torre le nocelle (AV)

Sotto la sorveglianza della Soprintendenza ai B.A.P.P.S.A.D. di Salerno-Avellino, si sono conclusi nel mese di febbraio 2007 i lavori di restauro durati circa otto mesi.

Lo strumento proviene dalla chiesa del Corpo di Cristo, nota come chiesa dell’oratorio, di Torre le Nocelle (Avellino). Non essendo questa più officiata, dopo il restauro si è concordato di collocare lo strumento nel vicino santuario di San Ciriaco, nello stesso comune.
L’autore è sconosciuto, sicuramente un organaro campano del secolo XVIII.

Sembrano probabili almeno due distinti interventi compiuti in epoche passate: il primo è forse databile alla fine del secolo XIX (vedi data 1893 graffita sul piede della canna di facciata G#2), nel corso del quale potrebbero essere stati sostituiti i chiodi con viti e forse “ammodernato” il sistema di accordatura.
Il secondo intervento risale ai primi del ‘900, ad opera di Pacifico Inzoli (così si deduce da un cartiglio incollato sulla prima falsa-stecca anteriore del somiere, sotto la coperta, su cui è scritto con lapis blu Rivveduto da P. Inzoli 1904 giugno).

Sopra il portale maggiore, in una bella cantoria lignea, giace purtroppo vergognosamente abbandonato e condannato al silenzio un magnifico organo a trasmissione pneumatica firmato Pacifico Inzoli e datato 1904. A questo illustre organaro lombardo sono quindi attribuibili anche alcuni interventi di ammodernamento del piccolo positivo: ad esempio il rifacimento della manticeria, la riforma di tastiera, pedaliera e comandi di registrazione, la costruzione di un cavallo di abete, che probabilmente ospitava anche un somiere di basseria o di pedale. Tutto il materiale proveniente da quest’ultimo intervento è stato accantonato.

L’organo è contenuto in una cassa armadio, il cui basamento è stato costruito nuovo. Mancavano della cassa superiore la chiusura dorsale, il fondo e parte dei fianchi.

Il prospetto ha tre campate con profilo piatto, delimitate da colonnine. Decorano il complesso un ricco timpano scolpito, fregi e festoni di ornamento del prospetto. Sono perduti gli sportelli di protezione. La cassa è dipinta a tempera su fondo ad intonaco e presenta dorature.

La facciata è composta da 15 canne di stagno, distribuite su un unico ordine di tre campate secondo lo schema a tre cuspidi di 5 – 5 – 5, con canne maggiori al centro e minori ai lati. Tutte le canne appartengono al registro di Principale e la maggiore è il D2 lungo circa 4′. Il labbro superiore è a mitria, l’inferiore a semicerchio, le bocche sono allineate.

Tastiera e pedaliera sono incorporate nella cassa.
Il manuale ha un’estensione di 45 tasti (C1-C5) con prima ottava spezzata. La tastiera è nuova come anche la pedaliera a leggio, con tasti corti e paralleli, di 8 note (C1-B1), costantemente unita al manuale mediante cordelle di cotone; non ha registri propri.

Tiranti a pomello posti a destra del manuale e allineati in due colonne verticali comandado i registri. Sono nuovi, di bosso, semplicemente torniti. Non ci sono indicazioni di registro sulla tavola. La disposizione è come segue:

Principale     Voce Umana (da C3)
Ottava         Flauto in XII (da D2)
Decimaquinta
Decimanona
Vigesimaseconda
Accessori: tiratutti a pomello e Zampogna

Due nuovi mantici a cuneo, con 6 pieghe sono collocati nel basamento, provvisti di funi per l’azionamento manuale. I nuovi pesi sono quattro mattoni, due per ciascun mantice. L’elettroventilatore è collocato nel basamento ed è dotato di valvola di regolazione.

La catenacciatura della tastiera, originale, presenta numeri progressivi a inchiostro sul lato superiore (verso il somiere). La tavola è di pioppo, mentre i catenacci sono di ferro e sono fissati con occhielli di ferro, senza feltro.
La tavola di registrazione è di castagno, la tavola dei pomelli è nuova, di pioppo, la catenacciatura dei registri è di ferro. Il tiratutti aziona un “pettine” di noce che inserisce e disinserisce i quattro registri del ripieno (VIII, XV, XIX, XXII).

Il somiere maestro “a tiro” è costruito con un’unica tavola di noce con canali scavati, stecche cuneiformi di noce, coperta di noce fermata da viti (in origine dovevano essere chiodi guarniti con cuoio). I canali sono chiusi da listelli di faggio o noce su cui è applicata carta pesante. Le stecche sull’estremo destro sono incise con numeri romani in ordine progressivo dalla facciata (“I”) al fondo (“VII”). L’ordine delle stecche sul somiere dalla facciata al fondo è come segue:

Principale, Voce Umana, Ottava, Flauto in XII, XV, XIX, XXII

La secreta è di pioppo e ha due nuove antine di noce forate al centro per il passaggio di anelli di pelle per l’apertura e fissate alla tavola inferiore della secreta stessa mediante strisce di pelle incollate. È tenuta chiusa da naselli di noce inchiodati sul somiere. I ventilabri sono di pioppo, doppiamente impellati e incollati direttamente sulla tavola; sono numerati a inchiostro anteriormente da 1 a 45 da sinistra verso destra. I tiranti entrano nella secreta attraverso il fondo guarnito semplicemente con una striscia di pelle forata. I ventilabri sono tenuti in posizione da spilli d’ottone posti ai lati.
Le prime quattro canne tappate di legno del Principale 8′ sono collocate su trasporti di castagno alimentati direttamente da fori quadrangolari praticati nella cintura del somiere maestro, le seguenti sei sono spostate sul trasporto di basseria, e alimentate da condotti di canna palustre che ricevono il vento direttamente dal rispettivo canale tramite fori aperti nel listello di chiusura.
L’ordine dei canali da sinistra a destra guardando la facciata è come segue (sono sottolineate le note in facciata):

1.3.5.7.9
22.18.16.20.24
26.28.30.32.34.36.38.40.42.44
14.12.11.13.15
45.43.41.39.37.35.33.31.29.27
23.19.17.21.25
10.8.6.4.2

Il crivello è di pioppo, con gambette ancorate al somiere.

Altri dati tecnici: pressione del vento di 45 mm in colonna d’acqua; corista A3 = 428 Hz a 14° C; sistema d’accordatura mesotonico regolare a 1/4 di comma sintonico.

Distinta dei registri:
Principale [8′] – prime quattro canne di castagno tappate, seguono sei canne di castagno aperte, collocate contro il dorso della cassa;
– facciata di 15 canne di Sn
– interno di metallo (lega circa Sn 15%)
45 canne C1-C5
Ottava prime 8 note di castagno aperte, poi di metallo 45 canne C1-C5
Decimaquinta di metallo 45 canne C1-C5
Decimanona di metallo con ritornello al F#4 45 canne C1-C5
Vigesimaseconda di metallo con ritornello al C#4 45 canne C1-C5
Voce Umana di metallo, accordatura crescente 25 canne C3-C5
Flauto in duodecima cilindrico di metallo 35 canne D2-C5
Zampogna tuba di castagno, canaletto di ottone 1 canna (D)
totale 286 canne

Le bocche delle canne sono sotto al crivello: le canne di Principale hanno piedi sensibilmente più lunghi di quelle della Voce Umana.

Interventi di restauro e ricostruzione

Il somiere e tutte le parti lignee sono state accuratamente pulite e sottoposte a trattamento antitarlo.
Il somiere è stato aperto e smontato, conservando le viti originali. La tavola è stata ripulita e rettificata a mano. Lo stesso dicasi delle stecche e delle coperte. I canali sono stati sottoposti a bagno di colla animale liquida per impermeabilizzarli. I ventilabri sono stati puliti, rettificati e reimpellati. Tutte le vecchie guarnizioni di pelle sono state sostituite. Durante le operazioni di montaggio si è usata esclusivamente colla a caldo. Le viti che fermano le coperte alla tavola sono state ricollocate nelle proprie sedi, mentre il fondo della secreta è stato fissato alle pareti con chiodi guarniti con cuoio. Le molle, i ganci e i tiranti di ottone sono stati ricostruiti nuovi, con filo d’ottone crudo di sezione uguale a quella degli originali.
Alcune parti vistosamente tarlate o rovinate sono state sostituite con materiale omogeneo (pareti dorsali della secreta, listelli di copertura dei trasporti di facciata). Si segnalano in particolare:

  • il ripristino della originale dimensione dei fori nella sezione grave della stecca dell’Ottava, che furono allargati per consentire alle relative canne di suonare anche quando il registro era chiuso: ciò era forse stato ritenuto necessario per rinforzare il suono delle canne gravi del Principale, che, come consuetudine, non possono essere escluse mediante il comando di registro, giacché ricevono aria direttamente dal canale del somiere;
  • la ricostruzione della parte terminale della stecca del registro di XXII, che è stata trovata spezzata e mancante della sezione con il foro per l’inserimento del catenaccio di comando;
  • la ricostruzione delle due antine di noce della secreta che erano andate disperse.

Il crivello era mancante della parte anteriore (essendo questa la parte più debole della struttura e la più esposta all’azione del tarlo). Si è provveduto a consolidare l’esile tavoletta di pioppo con bagno in soluzione di acetone e paraloid, a stuccare i fori e le gallerie del tarlo, a costruire la nuova sezione anteriore, anch’essa di pioppo, unendola all’originale e aprendovi i fori in corrispondenza delle canne. I piedini di sostegno del crivello sono stati in parte ricostruiti e resi solidali al crivello stesso con chiodi e colla animale.

I catenacci dei registri sono stati ripuliti, disossidati, lubrificati con miscela di cera e graffite e fissati alla tavola. Si sono ricostruiti i pomelli di bosso tornito e i tiranti di ferro, poiché quelli presenti erano vistosamente in contrasto con lo stile dello strumento (risalenti forse a un intervento novecentesco).
La riduzione dei tasti presenta alcune manomissioni, che hanno forse in parte modificato la disposizione dei catenacci originali, i quali sono marchiati con numerazione romana punzonata. In particolare si segnala l’inversione dei tiranti che collegano i tasti Mi1 e Fa1 della prima ottava corta con i rispettivi ventilabri a sinistra e a destra nel somiere. Per ottenere il giusto allineamento fra tasto e catenaccio si sono applicati alla tavola due piccoli nuovi catenacci che correggono l’errore. Alcuni tasti comandano direttamente i ventilabri.

La vecchia tastiera era di fattura novecentesca, con diatonici e cromatici lunghi, ricoperti con materiale plastico; aveva la prima ottava corta. Si è deciso di ricostruirla in copia da un modello coevo: ha 45 tasti (C1-C5) di noce montati su telaio di noce. I diatonici sono ricoperti di bosso con frontalino decorato “a chiocciola” e i cromatici sono di ebano. I modiglioni di noce sono stati ricostruiti in copia da modello storico.
La piccola pedaliera a leggio in ottava scavezza di 8 note (C1-B1) è stata costruita di legno di noce, in copia da modello storico. Essa tira direttamente i tasti mediante fettucce di cotone.

Il vecchio mantice a lanterna con due pompe di caricamento azionate a manovella è stato accantonato poiché non congruo con lo stile dello strumento: si sono costruiti due nuovi mantici a cuneo collocati nel basamento dell’organo assieme all’elettroventilatore e alla valvola di regolazione a tendina. I mantici hanno tavole di pioppo rinforzate con traversi di castagno, le stecche sono di faggio. Le sei pieghe interne sono guarnite con pelle di montone, le tavole sono unite con cerniere di ottone e fasce di cuoio.
I mantici sono azionabili anche manualmente mediante funi. I quattro pesi generano una pressione di 45 mm in colonna d’acqua.
I nuovi condotti portavento sono di pioppo.

La cassa è divisa in due sezioni: il basamento è stato costruito nuovo di pioppo con telaio rinforzato; la parte superiore è stata restaurata a cura della Soprintendenza e integrata con nuove tavole di pioppo nella zona inferiore (fianchi, fondo, dorso e pannello frontale con copritastiera-leggio e tavoletta dei registri). Tutte le parti ricostruite sono state semplicemente tinte con colore neutro, e protette con vernice all’acqua.

Il materiale fonico è d’interessante fattura. Le canne sono di piombo in lega con poco stagno, sono omogenee per fattura e misure, appartengono in gran parte al nucleo originale probabilmente settecentesco. Hanno lastra di colore grigio scuro, piuttosto spessa, anime non dentate e piatte, con margine frontale tagliato obliquamente.
Lo stato di conservazione delle canne era tale da richiedere solo in casi estremi la rimessa in forma dopo aver separato il piede dal corpo. Molte canne, soprattutto quelle collocate nella zona centrale e frontale del somiere (registri di Principale e Voce Umana), presentavano vistosi buchi e segni di morsi di topo, in parte già riparati in passato.
Le canne originali sono state recuperate, con minime ricostruzioni. La facciata è stata restaurata integrando tre nuove canne: sono scarse e non preoccupanti le tracce di “cancro dello stagno” che, come solitamente avviene, sono localizzate prevalentemente nella zona della legatura ai sostegni.
Essendo andate disperse nel corso dei vari spostamenti subiti dallo strumento, si sono dovute ricostruire:

  • due canne di metallo di registri interni (una nella Ottava, e l’altra nel Flauto in XII),
  • tre canne di stagno della facciata,
  • una canna tappata di legno della basseria,
  • canaletto, noce e ancia della Zampogna

L’intonazione delle canne è stata effettuata alla pressione del vento di 45 mm in colonna d’acqua, giustificata sia dai parametri dimensionali delle canne (diametri dei corpi, altezze di bocca conservate e fori ai piedi), sia dalla consolidata prassi tradizionale.

L’accordatura dello strumento è stata desunta dalle lunghezze dei corpi delle canne interne e soprattutto delle canne di legno. Il sistema mesotonico regolare a 1/4 di comma sintonico (con qualche aggiustamento, soprattuttto delle note Re# e Sol#) è risultato il più vicino alla situazione rinvenuta. Il corista è stato fissato per la nota La3 a 428,0 Hz alla temperatura di 14° Celsius.

Le canne non presentano segnatura alcuna. Si segnala solamente la data graffita frontalmente sul piede della canna G#2 della facciata: 1893. Si ritiene che sia stata apposta nel corso di un intervento di restauro al quale si potrebbe forse far risalire la sostituzione con viti degli originali chiodi di ferro con cui era chiuso il somiere (tracce di chiodi di ferro fatti a mano sono state trovate nel fondo della secreta e in vari altri elementi dello strumento).

La facciata presenta accordatura mediante riccio e finestre (forse non originali data la scarsa cura con cui sono state tagliate) aperte longitudinalmente nella sommità posteriore delle canne: la lunghezza dei corpi indica un corista molto calante rispetto a quello delle canne interne e di quelle di basseria. Si è perciò preferito conservare la situazione attestata, senza abbassare il corista dell’intera fonica. I fregi di contorno delle campate seguono l’andamento delle altezze delle canne e stabiliscono così il limite di lunghezza dei corpi, assunto come documento nella ricostruzione delle canne mancanti del prospetto. Gli allungamenti minimi, al di sotto di un millimetro, sono dovuti alla necessità di ripristinare il taglio sommitale del corpo, rovinato dalle ripetute accordature antiche, spesso condotte a mezzo di forbice.

È disponibile la relazione di restauro dell’organo.