È rilassante costruire i pezzi che compongono la trasmissione meccanica di un organo: sono centinaia di braccetti di faggio, levette, perni d’ottone, guarnizioni… È un lavoro in serie, ripetitivo e monotono, che però si fa senza fatica. Siccome non sono vincolato ai ritmi della catena di montaggio, posso dire di trovarlo rilassante: libera la mente.
I grandi numeri che mi tocca gestire nella mia piccola bottega non mi fanno paura. Ma non bisogna esagerare. Così ogni tanto interrompo e passo a qualche altra occupazione. Se fossi garzone in una grande fabbrica non la penserei così: lì i grandi numeri sono insani, pesanti come macigni, ineluttabilmente e anonimamente quotidiani.

Ricordo bene i miei primi mesi come apprendista in prova: fui abbastanza fortunato perché mi capitò di lavorare a un somiere a vento. Dovevo togliere la pelle dei ventilabrini, levigarli, bagnarli nel liquido antitarlo, togliere l’ossido agli spilli, e infine rimetterli esattamente nel punto da cui li avevo tolti, senza scambiarne l’ordine. Erano circa tremila pezzi, tra ventilabrini, mollette, spilli: sarebbe potuta andare molto peggio.

Passatempo o lavoro?