Ho ricevuto la lettera di un lettore che mi chiede di trattare l’argomento del portativo.
Ben volentieri, rispondo, perché è forse il più semplice tra gli strumenti che un dilettante appassionato può pensare di costruirsi, con una spesa modesta e un’attrezzatura non particolarmente sofisticata. Esistono i kit (IKEA insegna) per chi desidera costruirsi in casa un clavicordo o una spinetta, ed esistono anche quelli per assemblare un organo portativo. Però la soddisfazione è, credo, inferiore a quella di chi riesce a costruire da sè tutto o quasi.

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Per incominciare questo nuovo capitolo suggerisco subito l’acquisto con pochi euri di un manuale in tedesco edito dalla Arbeitskreis Hausorgel nel 2012 e curato da quattro autori: Werner Götz (introduzione), Winfried Goerge (storia, progettazione, tecnologia, bibliografia), Rainer Gross e Andreas Richter (esperienze personali).

Mi sono cimentato una sola volta con questo tipo di strumento: è stata la mia prima volta e non ha portato a un manufatto finito suonante. Ma dell’impresa conservo un ricordo tenero, per le ingenuità, la costanza e l’amicizia che ne sono scaturite. Sì, il portativo trent’anni or sono è abortito, ma oggi io faccio l’organaro, e il mio amico si occupa di pianoforti.

Il portativo
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