Sono incappato per caso nell’ascolto dei mottetti di Bach nell’esecuzione del Vocalconsort Berlin diretto da Daniel Reuss, cercando tutt’altra musica, ma come spesso accade ho scoperto l’inaspettato e con piacere mi sono lasciato sedurre dalla direzione e dalle voci. Per inciso: Reuss sembra dirigere slanciandosi verso l’alto, con il battere all’insù; ma forse è un’illusione suggestiva.
Poi, non sazio, sono tornato all’ascolto del gruppo e ho trovato Schütz, un mottetto dalle Cantiones Sacrae a quattro: stessi esecutori, cambia l’organo e cambia il bordone, ma non riesco a percepire differenza sostanziale nel colore. Bella esecuzione, niente da dire.

Ormai sapete che ho un po’ la fissa del Principale: perdonatemi.
Ho ripescato l’incisione del medesimo brano da parte della Cappella Augustana, diretta da Matteo Messori. E qui c’è un organo “vero”. Questo timbro mi soddisfa di più. Le mie sono considerazioni estetiche, soggettive naturalmente: sul piano filologico le argomentazioni a favore dell’organo da chiesa non escludono affatto il moderno organo da basso continuo, né l’organo da camera con canne di legno, né quello con le canne “coconade” di Barcotto. Ciò che importa è non confondere basso continuo e accompagnamento: sono due ruoli diversi, poiché il secondo implica la presenza di almeno un’altra parte.
Tuttavia trovo poco convincenti alcune osservazioni di Johan van Veen relativamente alle scelte del basso continuo nell’incisione di Messori:

The Symphoniae Sacrae I were printed in Venice, but that doesn’t necessarily mean that they were frequently performed in Italy. It is much more likely that they were largely used in chapels and churches in Germany. Therefore adopting Italian pronunciation of Latin is suspect. The same is true of the choice of an Italian organ in the basso continuo. A German type instrument would have been more appropriate. Matteo Messori uses a large organ, and it is certainly true that as a rule church music was not accompanied on small organs such as are mostly used today. That said, it is by no means certain that the sacred concertos were always performed in church. It is also possible that they were used as ‘table music’, to be performed during dinner, or in private rooms at court. That makes the use of a small organ or even a harpsichord more plausible. The way Messori uses the organ is sometimes debatable. That is the case, for instance, in Lobet den Herrn in seinem Heiligtum (SWV 350). It is a setting of Psalm 150 in which various instruments are mentioned, like the trumpet, the harp and the timbrel. Messori illustrates these with various stops of the organ, for instance the regal. Schütz depicts these instruments through musical figures in the vocal part and the two instrumental parts. Adding something in the organ is not only superfluous, it detracts from the illustrative role of the vocal and instrumental parts.

Temo davvero che l’ascoltatore si abitui facilmente a un ideale sonoro, impasto timbrico unito al modo di fare musica, che riceve “passivamente”. Non dico acriticamente, nota bene, ma passivamente, nel senso che questi “ideali sonori” sono il prodotto della prassi esecutiva, e mutano piuttosto lentamente: ci sono, è vero, delle avanguardie che propongono drastici mutamenti, creando delle nicchie d’ascolto, ma nel complesso il suono evolve per epoche. L’ascoltatore può preferire incisioni o interpreti, ma quanto all’ideale sonoro trovo che ci sia ancora oggi una estesa omogeneità tra le varie scuole. Nei decenni il modo di suonare e il colore delle formazioni vocali e strumentali sembra essersi stabilizzato su modelli consolidati. Da mezzo secolo ormai si ascolta early music. Il clavicembalo è stato riscoperto gradualmente e ha conquistato uno spazio autonomo; così è avvenuto anche per il fortepiano, e per gli strumenti antichi in generale. La prassi esecutiva è materia di insegnamento nei Conservatori e nelle Accademie.

Ebbene, non che io ami le avanguardie a tutti i costi o mi senta un rivoluzionario impunito, però mi piace respirare l’aria fresca! Per me, in sostanza, si tratta di essere consapevoli della diversità dei due piani: le ragioni filologiche sono necessarie ma non sufficienti all’ideale sonoro. E l’uso del truhenorgel, dell’organo a baule, non sarà escluso dalla filologia, ma impoverisce il ruolo del basso continuo, contribuisce al sound omologato di tanta musica antica contemporanea.

Truhenorgel: true trouble organ