È raro che su Facebook capiti di leggere una discussione interessante, di solito ciò che vi compare o è fuffa o è vetrina. Comunque, in poche parole, si discute dell’organetto che i due angeli suonano ai piedi della Vergine in trono col Bimbo di Cosmè Tura. Nel sito della National Gallery londinese si può ingrandire la foto del dipinto, sino a dare una furtiva sbirciata allo strumento, ben noto agli studiosi di iconografia musicale. È stato chiamato in causa anche Praetorius, che nel Syntagma musicum circa un secolo e mezzo più tardi illustra un Alt Positiff, un portativo antico, assai simile di forma, e anch’esso dotato di tre registri. Alcuni particolari dell’organo dipinto da Tura non sembrano attendibili: i due piccoli mantici sono sproporzionati, troppo piccoli; lo spazio fra le canne è pochissimo e le loro bocche potrebbero essere soffocate. Tuttavia, correggendo con la fantasia l’illustrazione, si può immaginare che l’organetto possieda un’estensione di almeno due ottave e mezzo, il numero di canne si aggira sulla cinquantina (di esse ne vediamo direttamente solo metà, le altre sono coperte). Dunque a cosa servono i tre registri che sporgono dal fianco dello strumento?
Viene in nostro soccorso Praetorius, che riporto qui di seguito:

M. Praetorius, Syntagma musicum, tomo II De organographia
M. Praetorius, Syntagma musicum, tomo II De organographia

Il testo che commenta l’illustrazione è nel capitolo XLVIII Von dem Positiff so zu einerley Pfeiffen drey absonderliche Register hat:

praetorius_alt-positiff_02

Ebbene il tedesco di Michael Praetorius e l’alfabeto e le lacune di stampa rendono quasi incomprensibile il testo. Ma ora siamo nel XXI secolo: c’è internet! Così, dopo una rapida ricerca, scarico la provvidenziale traduzione moderna in inglese di Quentin Faulkner…
MANNAGGIA! Manca proprio il capitolo che m’interessava, per una sola pagina!

Dunque sono costretto a sospendere lo studio, per ora, sino a che non avrò tradotto e compreso l’oscura favella todisca.
Posso però anticipare che si parla di registri derivati per prolungamento ossia il Principale, la Quinta e l’Ottava (2′, 1.1/2′ e 1′). Era possibile l’uso dei registri vuoi da soli, vuoi combinati. L’accordatura credo fosse pitagorica. Inoltre l’uso prevalente dell’organetto era melodico, non armonico. Dunque la derivazione del registro in quinta era perfettamente praticabile, dato che l’intervallo pitagorico è puro, come l’ottava, e che il lupo non era usato.
Ammettiamo che la descrizione dell’Alt Positiff abbia qualche analogia con l’organetto di Cosmè Tura, nonostante l’ineguagliabile eleganza del ferrarese. Tuttavia non so come poteva stare in quel basamento stretto stretto una catenacciatura in grado di trasporre di quinta e d’ottava, né dove trovavano posto i condotti del vento per alimentare cinquanta canne disposte a spirale a quel modo. Ma non dimentichiamo che stiamo parlando della Ferrara del quindicesimo secolo: Ariosto, Desprez, Rossetti…

Cosmè Tura e Michael Praetorius
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