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L'organo di Gioacchino Pilotti, della fine del XVIII secolo, conservato nella sala dei concerti del Reale Collegio di Spagna a Bologna
Descrizione dello strumento
Nella città di Bologna esiste un luogo particolarmente affascinante per la nobiltà delle origini e la ricchezza della tradizione culturale: è il Real Collegio di San Clemente (noto come Collegio di Spagna). L'austero edificio ospita uno strumento di grande pregio, costruito alla fine del Settecento per la famiglia Albergati, e da questa donato al Collegio nel 1819-21 per essere collocato nella cappella. Nel 1930, in seguito ai lavori di restauro dell'edificio, esso fu spostato a Castenaso, a pochi chilometri dalla città, nella chiesa della Madonna del Pilar, di proprietà dello stesso Collegio. Fu in quell'occasione che forse subì alcune trasformazioni. Poi, durante la seconda guerra mondiale nel 1943, lo scoppio di una mina lo danneggiò, impedendone l'uso sino al restauro del 1960, opera dei Fratelli Piccinelli di Ponteranica (Bg). In quell'occasione lo strumento fu ricondotto a Bologna, e collocato nella sala dei concerti del Collegio, dove ancora si trova. È stato recentemente spolverato e riaccordato, tuttavia ci sarebbe bisogno di un nuovo restauro, che mirasse al recupero della bellissima cassa e alla riparazione dei piccoli danni al somiere imputabili al riscaldamento e al tarlo. In tale occasione sarebbe forse possibile ripristinare l'accordatura in tondo con opportuni allungamenti delle canne e il corista, che attualmente risulta un po' troppo acuto per l'esecuzione di musica d'insieme. Ne trarrebbe giovamento anche il timbro del Principale, che risulta un po' opaco e spento.
Una precisa datazione dello strumento non è possibile, ma dall'esame del mobile e dalle indicazioni del cartiglio con i nomi degli autori posto sopra la tastiera, si può collocarne la costruzione attorno agli anni 90 del Settecento. La cassa mostra uno stile tardo rococò con indizi neoclassici, che Oscar Mischiati avvicina allo stile Luigi XVI e allo "Zopfstyl" (stile codino, così detto per l'acconciatura in voga all'epoca). Il cartiglio sopra il frontalino della tastiera così recita: "Iarmorinus Ramondinusque atque Pilottus / Quisque sua hos celeber condidit arte sonos", (Jarmorini, Ramondino e Pilotti, ciascuno celebre nella propria arte, produssero questo strumento). Si è riconosciuto in Iarmorinus l'autore del disegno o del progetto del mobile, Giuseppe Jarmorini (ca. 1732 + 1816); il falegname che materialmente eseguì l'opera non è noto, ne conosciamo solo il nome Ramondinus. L'organaro è invece abbastanza noto: si tratta di Gioacchino Pilotti, attivo fra il 1784 e il 1801 nella provincia di Bologna e costruttore degli strumenti di San Cristoforo di Ozzano Emilia (1874) e di San Martino in Casola (di Monte San Pietro, 1786). Suo padre, Antonio Pilotti, fu pure organaro: il suo nome figura in occasione di restauri agli organi dell'oratorio di San Giuseppe a Baricella (1746) e della Parrocchiale di Sant'Antonio di Savena a Bologna (1750). Costruì un piccolo strumento per la Parrocchiale dello Spirito Santo a Lavino di mezzo (1779) e un piccolo organo (1770) di proprietà privata a Sassuolo (Modena).
La cassa è indipendente dal muro, si articola in tre piani rastremantisi verso l'alto, su base rettangolare. È sormontata anteriormente da un orologio affiancato da due putti a tutto tondo. L'apparato decorativo è molto interessante per le allegorie e i simboli massonici raffigurati. Il mobile è interamente chiuso da pannelli costruiti con legni pregiati diversi rimessati e dorati. La facciata è costituita da 17 canne di stagno mute (non alimentate da somiere, ma perfettamente suonanti: la prima emette la nota Fa#3 del Principale). Si articola in una cuspide centrale con ali laterali; le canne hanno il labbro superiore a mitria. È posta su una cornice estraibile, magnificamente scolpita e dorata, che nasconde le canne interne dello strumento.
La tastiera ha 45 note, da Do1 a Do5, con prima ottava corta. I diatonici sono ricoperti di avorio e i cromatici di ebano. La meccanica è sospesa. Dato che la tastiera sporge dalla cassa, e quindi i tiranti dovrebbero agire inclinati anzichè perpendicolari ai tasti, è necessario un sistema di leve che riporti il moto dal tasto alla catenacciatura mantenendo la perpendicolarità dei tiranti. La pedaliera di 18 note (Do1 - La 2, con prima ottava corta) è costantemente collegata al manuale, anche se in origine forse doveva azionare una catenacciatura collegata al somiere di basseria (che oggi rimane disinserita).
Le manette dei registri sono di metallo dorato, e scorrono in tacche ricavate in una lastra di metallo, anch'essa dorata, posta a destra della tastiera e nascosta da uno sportellino di legno chiuso da una serratura. La disposizione delle manette è articolata in due colonne, come segue:
Colonna interna Colonna esterna
Flauto / in VIII.va Bassi del / Principale
Flauto / in X[II].ma Principale
Voce / Umana Ottava
Cornet[t]o Quinta Xma
Trombe Decima IXna
Quinta / del Prin[cipa]le Vigesima 2.a
Fagotto Vigesima 6.a
Tiratutti
Tutte le canne di metallo sono prodotte con la tecnica della trafilatura della lastra: da un panetto di metallo (piccolo lingotto rettangolare) si ricava per martellatura e successivi passaggi tra due cilindri rotanti una lastra di scarso spessore, piuttosto esile, e spesso con ripiegature interne. Il Principale è di legno nella prima ottava (Do1-Mi2) e prosegue di metallo da Fa2. La taglia del Principale è molto più larga di quella usata nelle canne del ripieno e della Voce Umana. I ritornelli del ripieno seguono lo schema classico italiano, con limite di acutezza al Do di 1/8' (quindi Fa#4 per XIX, Do#4 per XXII, Fa#3 e Fa#4 per XXVI). L'ottava è di legno da Do1 a La1 poi prosegue di metallo. Il flauto in VIII è tappato, con calotta mobile guarnita con pelle, è reale da Mi2, mentre le prime canne sono in comune con l'Ottava. Il Flauto in XII è cilindrico e inizia da Do2; la Voce Umana è accordata crescente e inizia da Fa3; il Cornetto è cilindrico, in XVII, e inizia da Si2. Le trombe furono asportate in epoca imprecisabile; il restauro dei Piccinelli ha introdotto un registro provvisorio, una Cornamusa di scuola serassiana, iniziante da Do3. Al pedale il piccolo strumento non ha registri propri, tuttavia i Bassi del Principale sono posti su un somierino autonomo, che ospita anche le dodici canne di Fagotto (azionate dal proprio comando solo quando è aperto anche il ventile del Principale). Esse hanno tuba e canaletto di legno e piede di latta. Il registro di Quinta del Principale non è più presente: forse si trattava di un meccanismo di derivazione. Attualmente è sostituito da un tremolo inutilizzabile per l'eccessivo rumore.
Il somiere a tiro è di noce, come pure i ventilabri. I canali del somiere sono disposti come segue partendo da sinistra:
1/3/5/7/9/11/14/18/22/26/30/34/38/42/44/40/36/32/28/24/20/16
13 [centro]
17/21/25/29/33/37/41/45/43/39/35/31/27/23/19/15/12/10/8/6/4/2
L'ordine delle stecche dalla facciata al fondo del somiere è come segue:
Tromba
XXVI
XXII
XIX
XVII
XV
Flauto in XII
Flauto in VIII
VIII
Voce Umana
Principale
Basseria del Principale su somiere autonomo
Fagotto
Il crivello è di cartone; la parte anteriore è più bassa giacchè porta le canne della cornamusa. Le canne hanno le bocche poste sotto il crivello, con piedi ad altezza variabile. Solo il Flauto tappato ha le bocche sopra il crivello.
Può forse essere interessante il confronto tra le misure del flauto tappato di Gaetano Callido e quello di Gioacchino Pilotti:
Diametro Larghezza bocca
Nota Pilotti Callido Pilotti Callido
C2 42.83 54,06 27.53 39,38
C3 26.36 29,96 16.55 22,74
C4 15.43 15,80 10.74 12,84
C5 9.54 9,50 6.90 8,08
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