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Il restauro dell'organo della chiesa di Santa Maria Maggiore a Grottaminarda (Avellino)
Considerazioni in merito alle vicende storiche
Dopo il riordino effettuato durante il restauro della ditta Strozzi Casa Musicale di Ferrara, è emerso che nello strumento sono presenti due nuclei distinti di canne e varie altre aggiunte risalenti a successivi ampliamenti e aggiornamenti della fonica.
Le canne più antiche
Un gruppo antico (forse settecentesco) di canne potrebbe risalire all'organo pre-esistente nella chiesa. Esse sono costruite con lastra di metallo (lega di piombo e stagno in percentuale variabile fra 15 e 20%) martellata a grosso spessore e poi piallata. Sono di buona fattura, quasi prive di denti, con saldature piuttosto sottili e ben eseguite. L'anima è molto spessa e presenta lo spigolo frontale poco inclinato.
Appartengono a questo nucleo sicuramente le canne dell'Ottava, dei due Flauti in VIII e in XII e quelle della Voce Umana. Altre canne sono distribuite nelle varie file di ripieno.
La segnatura (forse non originale, ma coerente e ben riconoscibile) è graffita sul piede di ciascuna canna, posteriormente alla bocca.
L'Ottava presenta nelle prime canne gravi un'alternanza di segnature "P" e "2" indice che il registro fu formato raggruppando parte di due registri originari (forse Principale 1° e Principale 2°) fra loro nettamente differenziati per rapporti di bocca e altezze di piede. Nel presente restauro, durante il riordino della fonica, si sono raccolte assieme le suddette canne gravi e tutte quelle recanti la segnatura "2" provenienti anche dalle altre file di ripieno. Nella tessitura media e acuta il registro risultata quindi omogeneo e tutto costituito da canne con bocca più stretta e piede mediamente più corto rispetto al rimanente corpus.
La segnatura
Nel riordino dei due flauti cilindrici più antichi si sono raggruppate le canne secondo la segnatura che presentano. Il flauto in XII è segnato con la sigla "5", mentre il Flauto in VIII è graffito con il simbolo "8". Sul somiere ottocentesco il Flauto in VIII 4' ha in comune con l'Ottava 4' le prime 12 canne, mentre il Flauto in XII 2.2/3' ha estensione reale. Nell'antico strumento da cui provengono, questi registri invece avevano una diversa composizione: si sono dovute perciò collocare nel Flauto in XII alcune delle prime canne gravi segnate "8" per integrare la lacuna.
Si annotano alcune incerte scritte graffite su due delle canne maggiori e che forse documentano la ricomposizione della fonica avvenuta partendo da materiale più antico: "Scomposto a[dì] 6 9bre / 184[7] Cianciulli" e "A.D. 1821 / Scombosto".
La Voce Umana 8' appartiene pure al nucleo più antico, presenta piedi molto corti e segnatura "W" da interpretare forse come "V[oce]V[mana]".
L'estensione originaria dei registri di questo primo nucleo è probabilmente di 45 canne (C1-C5 con prima ottava corta): l'ampliamento a 54 note fu ottenuto con canne recenziori di fattura e proporzioni completamente diverse (tuttavia si sono conservate nell'ordine in cui sono state rinvenute, per non perdere la testimonianza di questo ampliamento).
Molto abbondante è il gruppo di canne di fattura e proporzioni assimilabili al gruppo più antico, ma prive di qualunque segnatura, appartenenti alle file di Ripieno.
Le canne ottocentesche
Un gruppo abbastanza nutrito di canne ottocentesche appartiene a registri "di concerto" (Flauto traverso 8' Soprano a cuspide, Violetta 4' Bassi e Soprani), al Ripieno e al Principale: la loro fattura è assai meno accurata, la lastra è sottile, trafilata, molto scura (quindi costituita essenzialmente di piombo). La facciata è quasi sicuramente ottocentesca. Qualche dubbio di attribuzione desta invece l'Ottavino, che presenta un'estensione non concorde con quella riscontrata sul somiere nell'ultima stecca verso il fondo (posizione prescritta dalla indicazione segnata a inchiostro sui due crivelli). Potrebbe trattarsi di un ripensamento dell'anonimo autore ottocentesco o di una modifica avvenuta successivamente.
Oltre al nucleo fonico ora descritto si possono ricondurre alla prima fase ottocentesca anche il somiere maestro (diviso in due parti), i crivelli, tutte le canne labiali di legno del pedale e il relativo somiere.
Un probabile ampliamento ottocentesco
Sul somiere maestro, le due stecche corrispondenti ai bordi estremi della tavola (verso il fronte e verso il fondo) prendono aria da fori praticati sui due traversi del telaio in corrispondenza di ciascun canale, a costituirne una sorta di prolungamento. Questo ampliamento potrebbe essere avvenuto in epoca successiva a quella di costruzione dell'organo, ma sempre nel corso del XIX secolo e forse ad opera dello stesso autore: constò nella collocazione del registro di Ottavino sul fondo del somiere (forse non con le canne attuali), probabilmente di un registro ad ancia a tuba corta (della famiglia del Tromboncino) in facciata davanti al Principale, e forse anche nell'aggiunta del Trombone sul somiere del pedale.
A questa fase storica potrebbero risalire anche altri elementi strutturali trovati nella cassa e modificati forse dal d'Orsi nel corso della riforma novecentesca. Ad esempio, le attuali travi di sostegno della tastiera furono ricavate dalle leve di sollevamento di due mantici a cuneo; parte dell'originale tavola di catenacciatura di pioppo era integrata nella tavola di registrazione.
La riforma del 1929
L'intervento della ditta del cav. d'Orsi fu condotto nell'intento dichiarato di ammodernare ed ampliare lo strumento. Quindi interessò sia la disposizione fonica, sia l'intonazione e l'accordatura, e giunse alla "normalizzazione" della consolle: pedaliera e tastiera furono ricostruite nuove (firmate e datate 1929), l'estensione del manuale fu ridotta a 54 note (Do1-Fa5 anzichè 55 note con il Si0), la tavola di riduzione fu rifatta di abete (e fu soppresso il catenaccio del Si0), si raggrupparono in un solo comando le file originariamente divise in bassi e soprani e quelle del ripieno, si introdussero i registri violeggianti e l'armonium (firmato e datato). Il mantice attuale potrebbe risalire a questo intervento (è interamente costruito di abete, come anche i condotti del vento; ma il tratto di condotto collegato direttamente ai due somieri è ancora quello originale di pioppo).
Poche canne di registri violeggianti sono di fattura industriale, parte di zinco e parte di metallo trafilato punzonate con numero d'ordine sul piede e sul corpo anteriormente. Sono state accantonate.
L'ultimo intervento di rilievo subito dall'organo in ordine di tempo si dovrebbe collocare verso la metà del secolo XX: in seguito esso fu insuonabile a causa di guasti dovuti sia all'imperizia che alla cattiva conservazione (tarlo, esposizione all'acqua piovana, calcinacci e polvere), ed infine al terremoto.
Probabilmente lo strumento fu dotato di un elettroventilatore, poi rimosso.
Le canne di facciata furono brutalmente ricoperte di vernice argentata (le bocche dell'Ottavino ne erano ostruite), la cassa fu malamente ridipinta.
Il restauro dell'organo avrebbe potuto e dovuto sollecitare una scrupolosa indagine archivistica sui documenti inerenti la storia musicale di Santa Maria Maggiore: purtroppo ci si è limitati a soffiare stancamente su quelle carte polverose...
Si è appreso così che Michele Vigilante, mastro d'ascia, sin dal 1778 aveva intrapreso la costruzione della cantoria e della cassa, pagata l'anno seguente la somma di 250 ducati. Poi, sin dal 1782, compare ripetutamente il nome di Giovanni Battista Mossutti, citato come organista e forse incaricato anche della manutenzione dello strumento. In un atto datato 1824, Nicola Criscuolo di Zungoli e Lorenzo Stanchi di Venafro si impegnavano alla manutenzione dello strumento. Successivamente, con atto del 15 febbraio 1853, ne proposero il rifacimento così concepito:
[Principale] Soprano (55 canne), ottava (55), quintadecima (55), decimanona (55) vigesima seconda (55), vigesima sesta (55), vigesima nona (55), voce umana (28), flauto traverso (28), flauti in ottava basso (15), flauti in ottava soprano (28), flauto in quinta (55), viola basso (27), viola soprano (28), cornetta basso (27), cornetta soprano (28), fagotto in basso (27), obue in soprano (28), ottavino di canne (28), tromboni mezzo reali di legno con lingue di ottone (12), contrabbassi, tiratutti, [...illeggibile...] a cilindro (12), grancassa, piattini, campanelli ed acciarino, acciarino a sola tastiera (55), pedalieri, pomi per tirare e chiudere i registri.
Questa disposizione ricalca esattamente quella emersa nel corso del restauro, con la precisazione del registro ad ancia del manuale (fagotto/oboe), del numero di canne dei Bassi e dei Soprani, e della ricchissima tavolozza timbrica degli accessori.
Le nostre conoscenze sulla Scuola Napoletana e le sue influenze nell'entroterra campano sono ancora limitate, perciò sono talvolta sommariamente ridotte allo stereotipo dell'organo positivo settecentesco: ma con la crescente attività di schedatura e restauro degli strumenti prende corpo uno stupefacente mondo sonoro, espressione della stessa ricchezza e varietà testimoniate dalla cultura artistica campana. Nel corso di alcuni recenti restauri, abbiamo cominciato a scoprire l'arte organaria in Irpinia, anche grazie all'aiuto di alcuni appassionati cultori di storia locale e di giovani musicisti: tutti collaborano alla ricostruzione delle linee di sviluppo di questa tradizione organaria e alla sua valorizzazione.
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