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Nuova Musica Antica

Sito dedicato all'arte organaria, alla teoria dell'accordatura e alla musica antica in trascrizione moderna

Pulizia e disinfestazione

La pulizia dei manufatti è un intervento solo apparentemente semplice, poiché è direttamente connessa al principio che ogni intervento dovrebbe essere reversibile, almeno entro i nostri limiti tecnologici e scientifici. Anche una spazzola o un getto d'aria compressa usati in modo incauto potrebbero causare danni, così come l'uso di acqua, sostanze diluenti o, peggio, di carta o polveri abrasive. Per ogni materiale esistono procedure idonee e tecniche non distruttive che unite alla pazienza e alla costanza spesso consentono di salvare ciò che altrimenti sarebbe irrecuperabile. Dunque l'azione meccanica è efficace solo se guidata dal controllo razionale degli attrezzi e dalla conoscenza dettagliata delle tecniche.
Inoltre, la pulizia deve sempre essere esercitata alla luce di questa fondamentale consapevolezza: un manufatto antico ha valore e senso come documento storico, ha pregio come opera d'arte o d'artigianato perché reca in sé, su di sé le tracce del passato, delle mani e delle menti che l'hanno plasmato, degli utensili che l'anno prodotto, dei secoli che l'hanno invecchiato. Rimuovere questo involucro che chiamiamo l'aura dell'opera, equivale a negarne l'unicità. Al punto che una facciata antica lucidata a nuovo costituirebbe una grave perdita di valore non solo per l'intero strumento, ma anche per il contesto architettonico in cui esso è inserito.

Quando, come sovente accade, lo strumento è stato attaccato dal tarlo, si deve procedere alla disinfestazione completa di tutte le parti lignee, e, se necessario, alla loro ricostruzione in copia o al consolidamento.
L'operazione può essere condotta in vari modi; qui ne descrivo due.

Per ogni intervento di disinfestazione, il successo nel tempo è legato all'ambiente in cui è conservato l'organo: se la cassa, o la cantoria non sono state disinfestate, se esistono confessionali, coro, mobili, travature con tarlo, è inevitabile la sua diffusione.
Prova evidente della presenza di tarlo è la segatura che fuoriesce dai buchi e si accumula al suolo. In certi periodi dell'anno è facile trovare gli insetti che hanno concluso il ciclo vitale. Talvolta è possibile ascoltare il rumore prodotto mentre scavano le gallerie nel legno.

Consolidamento e ricostruzione

Per molte cause (tarlo, umidità, deiezioni di animali, deformazioni dovute all'esposizione alla luce solare) il legno e i metalli, pelle, feltro e in genere tutti i materiali di cui è fatto un organo, nei secoli si deteriorano. Quando il loro stato è così compromesso da non essere più affidabile, è necessario intervenire a consolidarli o, eventualmente, ricostruirli in copia. Si cerca perciò di realizzare copie fedeli sia nei materiali (legno della stessa essenza, metalli e leghe di uguale composizione) sia nelle dimensioni, sia anche nelle tecniche di lavorazione. Ciò è fatto in omaggio ai principi illustrati sopra, ma anche per uno spirito di emulazione degli antichi, che ci consente di scoprire aspetti e valori insospettabili della lavorazione manuale. Il grado di precisione richiesto nel restauro di un organo è sicuramente alto, ma ricade generalmente nell'ambito di approssimazione che le tecniche di lavorazione manuale, con moderato apporto tecnologico, assicurano.
La conoscenza di tali tecniche dell'arte organaria si era quasi interamente perduta con la trasformazione della produzione da "artigianale" a "industriale". Negli anni Cinquanta e Sessanta del secolo XX in Italia difficilmente un organaro conservava competenze in merito alla costruzione di strumenti a trasmissione meccanica.
Tuttavia, attraverso il lento recupero della letteratura musicale antica, si creò un ambiente culturale favorevole anche alla riscoperta degli strumenti e al loro restauro, e ciò portò gradualmente a studiare non solo i manufatti ma anche le fonti teoriche, i trattati.
Questo complesso di conoscenze ebbe ripercussioni direttamente anche sulla costruzione di nuovi strumenti, ispirati non solo nello stile, ma anche nella lavorazione e nei materiali, agli esempi dei grandi maestri del passato.
Tale processo ha portato a una diffusa consapevolezza dei valori estetici della produzione artigianale, inducendoci oggi ad affiancarli alle moderne tecnologie e ad un moderato uso delle macchine.
Diversamente, la massiccia sostituzione di parti originali ancora recuperabili, assieme all'uso indiscriminato di macchine per eseguire operazioni delicate che invece richiederebbero un intervento manuale discreto e localizzato, rivelano sicuramente filosofie aziendali in cui prevalgono ragioni di tipo economico, ossia la riduzione dei costi di manodopera specializzata.

Un esempio del notevole aiuto che il passato ci può dare nel risolvere problemi che le moderne tecnologie potrebbero invece aggravare è l'impiego della colla caravella (colla animale, sciolta in acqua calda) per consolidare e stuccare il legno. Non voglio dire che sia il rimedio più efficace in assoluto, ma è certamente il più reversibile e uno fra quelli con storia più lunga: i suoi effetti nel tempo sul manufatto sono conosciuti da secoli, e ci garantiscono la massima affidabilità. Assai meno affidabili sono alcune sostanze di sintesi chimica, che esistono solo da decenni e che in qualche caso già ora si sono mostrate inadeguate. Quindi è bene procedere con cautela nell'applicare resine consolidanti che richiedono solventi la cui rimozione sia difficile o comporti alterazioni irreversibili.

Il restauro della fonica.

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