Nuova Musica Antica
Il restauro dell'organo anonimo settecentesco conservato nella chiesa di San Francesco a Mirabella Eclano (Avellino)Restauri
Nicola Ferroni - 2002

 

e-mail: nma@nicolaferroni.com

Prospetto dell'organo di San Francesco a Mirabella Eclano

Vista dell'organo dalla navata

Vista dell'interno dello strumento

Vista laterale dell'organo

Altre foto
 
Il restauro dell'organo settecentesco
conservato nella chiesa
di San Francesco a Mirabella Eclano

Lo strumento è stato restaurato nel 2001 dal Laboratorio artigianale d'organi a canne Strozzi Casa Musicale di Ferrara, in collaborazione e per conto della Soprintendenza di Salerno e Avellino.

L'organo fu smontato a seguito del terremoto del 1980. Fu ritirato nel 1987 della casa organaria, presso cui rimase in deposito sinché, compiuto il restauro della chiesa, si decise di recuperarlo. La cassa fu provvisoriamente smontata e conservata in locali attigui alla chiesa.

La storia dello strumento inizia dopo il terremoto del 1732: fu commissionato forse da Padre Maestro Ippolito dell'Ordine dei Conventuali. Egli curò i lavori di restauro della chiesa e del convento gravemente danneggiati. Una lapide ricorda la consacrazione il 25 novembre 1759 da parte del padre conventuale Giuseppe Lancellotto Vescovo di Nola.

Due interventi di ampliamento sono stati ipotizzati: il primo risale al secolo XIX, e comportò la trasformazione della prima ottava corta con l'aggiunta dei quattro semitoni cromatici mancanti, e forse l'ampliamento verso l'acuto con l'aggiunta di cinque note collocate su un somierino ausiliario ora disperso. Il secondo è attribuibile alla ditta Vincenzo Continiello e Figli, che intorno alla metà del XX secolo introdussero la facciata di zinco e probabilmente l'elettroventilatore.

Nel complesso lo strumento si presentava in pessimo stato di conservazione. La cassa era smembrata, del basamento non restava che una fotografia, sportelli, dorsale e fregi mancavano interamente. Le strutture portanti interne erano disperse, il somiere era pesantemente attaccato dal tarlo, la manticeria era stata improvvidamente accantonata in locali umidi. Sorte decisamente peggiore era toccata al materiale fonico, che si presentava in gran parte danneggiato: forti fenomeni di corrosione, schiacciature totali di corpo, piede e anima, fori e morsi di topo. Le canne di legno di castagno erano scollate lungo i lati, spaccate in più punti; il fondo era molto tarlato, le anime e il labbro inferiore si staccavano.

Le complesse operazioni di censimento e catalogazione del materiale sono state condotte dallo scrivente nella primavera del 2001, dopo ben 14 anni di abbandono durante i quali la ditta presso cui era depositato cambiò sede due volte...

Il restauro storico filologico ha cercato di ripristinare la configurazione dello strumento antecedente alla manomissione, sulla base delle informazioni desumibili dai reperti e nel rispetto della nobile tradizione organaria campana. La necessità di recuperare il massimo possibile, conservando anche quanto le stratificazioni storiche avevano introdotto, comportò alcune scelte di compromesso fra la ricostruzione ipotetica di parti mancanti (facciata e alcune canne di ripieno, il basamento della cassa) ed il ripristino di altre parti non originali, né omogenee, ma non accantonabili (tastiera e pedaliera). Il mantice, pur se non originale, è stato conservato, ma non è stato possibile ripristinare le pompe e l'azionamento manuale.

Il riordinamento delle canne si è basato sul criterio primario della numerazione graffita rinvenuta sui corpi o sui piedi delle canne. Essa potrebbe risalire al momento della loro costruzione, quando erano ancora lastre tagliate e pronte per essere "tondate" e successivamente saldate, oppure potrebbe attribuirsi alla scrupolosa mano di un altro organaro. Comunque sia, essa fotografa fedelmente la disposizione dello strumento in un preciso momento storico, confermando le ipotesi formulate durante lo studio del somiere e della catenacciatura. Si è provveduto all'operazione di allungamento delle canne tagliate in precedenti accordature, con la massima prudenza. Lo strumento è attualmente così disposto:

Tastiera: estensione reale di 45 note (C1-C5, con prima ottava corta).

Pedaliera: 13 note, senza registri propri, costantemente collegata al manuale.

Disposizione fonica:

Principale I°	Principale II°
Ottava		Voce Umana
XV		Flauto in XII
XIX
XXII		Tiratutti
XXVI
XXIX

Altri dati:

  • pressione del vento di 45 mm in colonna d'acqua;
  • corista A = 430 Hz a 18° C;
  • sistema d'accordatura mesotonico regolare a 1/4 di comma sintonico.
  • In occasione dell'inaugurazione è stato stampato un opuscolo contenente le foto e la relazione di restauro.



 

 

 

 
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