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Organaria |
| Nicola Ferroni - 2002
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L'ingente patrimonio organistico italiano non gode buona salute: le chiese sono diffuse capillarmente sul territorio, e quasi sempre sono dotate di organo, ma spesso lo strumento non suona più o si trova in completo abbandono: mancano i fondi per il restauro, mancano le idee e la sensibilità musicale, manca l'organista o addirittura il parroco. L'organo c'è, ma resta muto: il tempo passa, la gente se ne dimentica, facilmente s'abitua ai "pornofoni" elettronici. Nella penisola abbondano strumenti con un solo manuale e con il pedale costantemente unito alla tastiera oppure autonomo ma poco sviluppato: la ricchezza della nostra tradizione sta nella fioritura delle grandi scuole regionali, che si sono influenzate vicendevolmente nel corso dei secoli, subendo anche gli apporti transalpini francese e tedesco. La letteratura organistica italiana è ben nota, anche se piuttosto trascurata, ma gli strumenti, così numerosi, sono poco studiati: eppure sono frutto di un sapere artigianale altissimo, che oggi si cerca di recuperare. In queste pagine descrivo alcuni strumenti e tratto qualche argomento storico-tecnico.
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