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L'organo Facchetti-Gallerani (1515-1859)
di Santa Maria in Vado a Ferrara
Nella chiesa di Santa Maria in Vado a Ferrara si conserva l'organo costruito nel 1515 da Giovanni Battista Facchetti. Lo strumento fu modificato una prima volta nel secolo XVII: la cantoria e la cassa sono attribuibili a quell'epoca. Tommaso Gallerani restaurò l'organo nel 1859. In epoca recente lo strumento è stato più volte modificato, e giace ora abbandonato e inefficiente: i materiali originali si conservano sostanzialmente in buono stato, e il nucleo primitivo delle canne è recuperabile.
L'organo è collocato in cornu Evangelii (braccio sinistro del transetto) su cantoria in una monumentale cassa di legno, con prospetto a tre campate, con intagli e dorature come illustrano le foto. Le modifiche seicentesche hanno comportato la ricostruzione della cassa, ma questa è avvenuta riciclando in parte le pareti della precedente, semplicemente voltando verso l'interno il lato con le decorazioni pittoriche e alcuni intagli originali, che perciò si sono conservati.
La facciata consta di 27 canne, suddivise in tre campate di 9 canne ciascuna su un solo ordine, con bocche allineate, profilo piatto e labbro superiore a scudo. Appartengono al registro di Principale dal Do1.
La tastiera è recente, consta di 56 tasti dal Do1 al Sol5 con prima ottava intera. La pedaliera attuale è recente, mentre quella antica a leggio ha 18 tasti dal Do1 al La2 con prima ottava corta ed è conservata nel basamento della cassa. I registri erano originariamente azionati da manette a incastro con scorrimento verticale, come si può vedere dalle tacche che si conservano all'interno della cassa.
Attualmente i registri sono azionati da manette a incastro con scorrimento orizzontale disposte in due colonne a destra della tastiera, con cartellini a stampa ottocenteschi. Negli anni Sessanta sembra che le manette mancassero e che i registri fossero azionati mediante pomelli disposti in fila orizzontale sopra la tastiera. Questa la disposizione attuale rilevata:
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Fluta principale
Viola Bassa
Flauto in VIII
Flauto in XII
Ottavino Soprano
Cornetto I [2 file]
Cornetto II [2 file]
Corno Inglese
Tromba Soprani
Fagotto Basso
Tromboni Reali [al pedale]
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Voce Umana
Principale Basso
Principale Soprano
VIII Basso
VIII Soprano
XV
XIX
XXII
XXVI
XXIX
XXXIII-XXXVI
Cariglione
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Sul somiere del pedale sono collocate in tutto 34 canne di legno, non azionate da comando proprio.
Sul lato destro della finestra, vicino alla pedaliera c'è un comando che aziona il tiratutti del ripieno.
Il somiere maestro a tiro è diviso in tre sezioni, che seguono la disposizione delle canne di facciata; l'ordine dei registri dal davanti verso il fondo è come segue:
1. Principale Bassi, 2. Stecca scollegata (registro ad ancia), 3. Stecca scollegata (registro ad ancia), 4. Corno Inglese, 5. Viola Bassi, 6. Voce Umana, 7. Principale Soprani, 8. Flauto in VIII, 9. Fluta, 10. Ottava Bassi, 11. Ottava Soprani, 12. Flauto in XII, 13. Ottavino, 14. XV, 15. Cornetto (non meglio precisabile), 16. XIX, 17. XXII, 18. XXVI, 19. XXIX, 20. XXXIII e XXXVI.
La divisione fra bassi e soprani sembra collocata fra Mib3 e Mi3.
Il crivello è di legno (pioppo?)
La meccanica consta di una riduzione per il pedale e una per il manuale di rulli di legno.
La manticeria è limitata a un solo piccolo mantice a cuneo collocato nel basamento della cassa a sinistra ed è alimentata da un rumoroso vecchio elettroventilatore.
Dei registri ad ancia purtroppo sopravvivono solo alcune canne del Corno Inglese, mentre tutte le rimanenti file sono disperse: rimangono parte sul somiere e parte accantonati nel basamento dell'organo gli zoccoli per il sostegno dei restanti registri linguali. Dei Tromboni al pedale non rimane traccia.
La visita sommaria e rapida allo strumento non ci ha permesso di compiere altri rilievi più dettagliati, ma certamente lo strumento è assai importante per la storia organaria ferrarese e italiana rinascimentale: il nucleo più antico di canne del Ripieno, dei Flauti e della Voce Umana è sicuramente attribuibile alla mano di Facchetti; la facciata, i registri da concerto (ance, flauti e violeggianti), la basseria del pedale e pure tutti i somieri sono quasi certamente del Gallerani (nella secreta del somiere maestro è segnalata la firma "1859 / Tommaso Gallerani / fece").
Possiamo tutti augurarci che la cultura organistica della città si risvegli dal profondo torpore in cui giace e che le Istituzioni, il Pubblico e i Musicisti vogliano rivolgere la propria attenzione anche a questo ricco patrimonio artistico.
Si segnalano tra le fonti bibliografiche alcuni titoli in ordine cronologico:
L. N. Cittadella, Documenti ed illustrazioni riguardanti la storia artistica ferrarese, Ferrara, 1868, Taddei. A p. 288 sono citati il contratto, l'atto di collaudo e i pagamenti.
R. Lunelli, L'arte organaria del Rinascimento in Roma, Firenze, 1958, Olschki. A p. 22 e seg. è pubblicata la lettera di preventivo di costruzione di un organo che il Facchetti rivolse al cardinale Ippolito d'Este nel 1515. Il Lunelli suppone trattarsi dello strumento ferrarese, ma Oscar Mischiati afferma che più probabilmente sia in questione l'organo del duomo di Milano. Dal Lunelli cito:
[...] nel 1515 l'organaro inviava in Roma al Card. Ippolito d'Este, arciprete di S. Pietro in Vaticano, il progetto di un organo da farsi in due anni o diciotto mesi. Ma l'organo descritto, anche se non risulta dal documento, non era certo progettato per una chiesa romana, bensì per altra chiesa che il Facchetti aveva visitato e di cui aveva studiato le capacità acustiche, e precisamente per S. Maria in Vado, a Ferrara, come può dedursi dalla ricevuta di pagamento in data 23 giugno 1516. (Archivio notarile di Ferrara ex Rogit. Alexandri de Benasuti die 23 junii 1516. Nel documento si legge M.o Baptista de Fachettis de Brexia magister organorum).
[...] Archivio di Stato di Modena, Cancelleria Ducale Estense: Archivi per materia: Musica e Musicisti - Busta n. 3.
"Ferrara, 1515... gennaio.
Reverendissimo in Christo Patre et Domino, Domino etc. Mon Signore Reverendissimo heri mi trovo do... reverentia Sua mi lesse una littera dela Reverendissima Signoria Vostra; et inteso ho il tutto... omnibus per la Signoria Vostra. Ho considerato il tempio el qual'è grando et magni... secundo quello bisogna fare l'organo che sia recipiente et capace a epso Tempio... la S. V. Rev.ma intenda el bisogno del tutto: qui il tutto descriveremo. Queste... serano le cose necessarie a fare dicto organo. Prima bisogna agrandire l'organo altrettanto quanto quello è al presente in dicto tempio, et ancora sbassarlo de voce d'una octava, et tanto piu d'una octava, quanto è una voce, questo si è per essere una voce alta al choro. Et questa opera haverà Registri nove separati l'uno dall'altro. El primo registro sarano el Contrabasso, li quali andarano di dre, et non si vederano, essi haverano la prima cana longo 21 pe', cusì le altre cane seguiterano quello de voce et de misura. El II° registro serano li tenori, li quali andarano facti de stagno, et se metterano in facia de l'organo. El III° registro serà la duodecima. El quarto la quintadecima. El quinto la decimanona. El sexto la vigesima secunda. El septimo la vigesima sexta. L'ottavo la vigesima nona. El nono li Flauttj. Et questo organo serà de la grandezza de quello è in Sancto Marco in Venetia, et haverà septe mantisi grandi secundo el bisogno de l'organo. Et li farò uno sumero a vento el qual sumero è quello dove stano piantate le Cane ed dano il vento a epse Cane. Et se chiama essere a vento per essere facto circa de quattro miglia peci, et questo si fa per fare l'opera secura per essere opera grande. Et questo prometto a V. S. Re.ma per ducati 200 dandomi l'organo vechio et le spexe per quattro lavorenti usque quando sia finita l'opera. Et la S. V. Rev.ma non si meraviglia del pretio, perché l'intra circa sei miliara de stagno, et piumbo, et sarà tal Cana pesare più de 1200 lire, et le altre seguiterano il peso secundo la grandezza loro. Si che questi denarj me andarano in dicta opera per la gran spexa li va dentro. Et prometto farò questa opera a tutte mie spexe, se l'opera non sera laudata bona et excellente voglio la spexa sla andata a mio costo. Et se l'opera serà bona. et perfetta la S. V. Rev.ma me satisfarà. Et prometto fare dicta opera in due annj, o vero 18 mesi. Et V. S. Rev.ma mi darà, et consignarà il loco in Vescovado, o vero altrove dove possa lavorare et dormire. Non altro. Alla S. V. Rev.ma de continuo me offero et comando. Ferrariae... Januarij. MDXV.
U.R.D. Johannes Baptista Brixiensis. Magister orga. R.mo in Chr.o P.ri D.no / D.no Hyppolito Estensi Dyacono Cardinalj / Maiorj meo in omnibus / obser.mo / Romae" [...]
Oscar Mischiati, alla voce "Facchetti" del Dizionario Biografico degli Italiani (edito dall'Istituto della Enciclopedia Italiana) colloca al 20 aprile 1514 l'assunzione dell'incarico a costruire l'organo di S. Maria in Vado, che fu poi collaudato favorevolmente il 21 giugno 1516 da una giuria di cui era membro Marc'Antonio [Cavazzoni] da Bologna.
Sul Facchetti e l'arte organaria padana rimando alla monografia che Oscar Mischiati ha pubblicato sulla rivista L'Organo XXII, Bologna 1984, Patron editore.
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