{"id":1633,"date":"2012-09-02T09:51:50","date_gmt":"2012-09-02T07:51:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.nicolaferroni.com\/?p=1633"},"modified":"2016-12-28T21:21:11","modified_gmt":"2016-12-28T20:21:11","slug":"1633","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.nicolaferroni.com\/blog\/2012\/09\/02\/1633\/","title":{"rendered":"Reiner Janke sul timbro nelle canne d\u2019organo"},"content":{"rendered":"<div><b>Reiner Janke<\/b> \u00e8 un noto intonatore e studioso tedesco, membro fondatore della <i>F\u00f6rderverein Orgelforschung<\/i>; nel 1995 ha collaborato a un progetto di ricerca sulla produzione del suono nelle canne labiali presso il <i>Fraunhofer-Institut<\/i> di Stoccarda. Nel sito <a href=\"http:\/\/www.orgel-info.de\" target=\"_blank\">www.orgel-info.de<\/a> illustra con grafici e animazioni i risultati di queste ricerche. Recentemente si \u00e8 occupato anche delle tecniche di intonazione nell&#8217;organaria tedesca della seconda met\u00e0 del Novecento, mettendo in luce alcuni atteggiamenti &#8220;ideologici&#8221;, come per esempio il rifiuto dell&#8217;uso di dentare le anime oppure il ricorso a metodi di invecchiamento artificiale dello smusso dell&#8217;anima.<\/div>\n<div>In un articolo comparso sull&#8217;<b>ISO Journal<\/b> (numero 40 &#8211; aprile 2012, abbonamento sottoscrivibile presso <a href=\"http:\/\/www.internationalorganbuilders.com\">www.internationalorganbuilders.com<\/a>) Reiner Janke si pone la domanda se l&#8217;intonatore sia artigiano o artista. La risposta \u00e8 stimolante, perch\u00e9 egli ammette che durante i quasi 35 anni di carriera il suo approccio \u00e8 cambiato gradualmente: agli esordi era molto concentrato sull&#8217;aspetto tecnico e la manualit\u00e0 occupava un ruolo predominante nel controllo dell&#8217;intonazione di ciascuna canna. La sensibilit\u00e0 artistica matura con l&#8217;esperienza e si deve confrontare con i limiti imposti dalla tecnica nel momento in cui si tenta di tradurre in timbro e suono l&#8217;ideale estetico pensato per un intero strumento.<br \/>\nOra tralascio alcune pur interessanti considerazioni relative a quali siano i fattori culturali che contribuiscono a formare la &#8220;klanglische Idee&#8221; per ciascun intonatore (per Janke sono armonia, equilibrio, carisma, teoria dei colori) e quali siano i fattori fisici (ambiente e posizione, parametri d&#8217;intonazione, disposizione fonica e taglie dei registri, sistema d&#8217;accordatura, manticeria e qualit\u00e0 del vento, cassa di risonanza, tipo di somiere e distribuzione del vento).<\/div>\n<div>Punto invece all&#8217;ultima parte dell&#8217;articolo, in cui Janke definisce quelli che ritiene siano solo fattori marginali nella creazione dell&#8217;immagine sonora complessiva. Spero che ci\u00f2 contribuisca a indebolire alcune false o imprecise convinzioni, che ancora circolano nell&#8217;ambiente organistico italiano: in particolare la leggenda secondo cui il materiale del risuonatore influisce sul timbro.<br \/>L&#8217;analogia fra la tavola armonica di un pianoforte e le pareti del risuonatore d&#8217;una canna labiale \u00e8 assolutamente infondata, anzi \u00e8 vero il contrario. \u00c8 indubbio che le pareti della canna vibrino quando essa produce un suono: basta appoggiare una mano sul corpo della canna per sentirlo tremare. Tuttavia \u00e8 fisicamente impossibile che queste vibrazioni del risuonatore generino suoni. Il modo di oscillazione delle pareti avviene radialmente a partire dalla zona centrale del corpo, una sorta di rigonfiamento. Per irradiare l&#8217;armonico fondamentale attraverso le oscillazioni della parete, il diametro del risuonatore dovrebbe essere all&#8217;incirca pari alla lunghezza d&#8217;onda. Normalmente perci\u00f2 la vibrazione non pu\u00f2 produrre alcun suono, sino almeno al quindicesimo armonico, e comunque l&#8217;intensit\u00e0 \u00e8 molto debole, tanto da perdersi nel rumore di fondo. Piuttosto invece si deve riconoscere che la vibrazione del risuonatore ha un influsso passivo sul suono della canna. La risonanza delle pareti sottrae energia alla produzione del suono, convertendola in movimento. Quindi la funzione del risuonatore \u00e8 di contenimento della colonna d&#8217;aria in cui si genera l&#8217;onda stazionaria attraverso il noto meccanismo del flusso oscillante attraverso la luce e la bocca. Idealmente l&#8217;energia acustica non dovrebbe affatto dissiparsi attraverso le pareti. Perci\u00f2 l&#8217;analogia con la tavola armonica del pianoforte non va.<\/div>\n<div>Le varie leghe organarie e i metalli hanno strutture cristalline che rispondono diversamente alle sollecitazioni meccaniche, inoltre la lavorazione della lastra (gettata su sabbia, su tela, piallata, trafilata, martellata) influisce sugli spessori ottenibili e sulla sua durezza e compattezza. Il risuonatore perci\u00f2 \u00e8 semplicemente pi\u00f9 o meno efficiente nel contenere la colonna d&#8217;aria senza dissipare l&#8217;energia acustica.<\/div>\n<div>Janke ha predisposto un esperimento, in cui ha intonato sette diverse canne, costruite con diverse leghe e spessori di parete ma identiche per fattura e misure. Sottoposte al giudizio di una commissione di esperti, non sono state valutate dissimili per quanto riguarda la risposta del materiale.<\/div>\n<div>Un secondo esperimento prevedeva che le canne fossero intonate in modo da suonare identiche, obbligandosi a mantenere per tutte la stessa altezza di bocca e intervenendo solo sugli altri parametri liberi (apertura della luce e del foro al piede, allineamento dell&#8217;anima e dello scudo, denti). Poich\u00e8 l&#8217;immagine sonora cambia in relazione alla distanza e all&#8217;angolo d&#8217;ascolto, si fecero rilievi con strumenti di misurazione in camera anecoica: gli spettri sonori prodotti dalle diverse canne erano sovrapponibili, ma i parametri d&#8217;intonazione liberi variavano. Si dimostr\u00f2 che quanto pi\u00f9 duro e spesso \u00e8 il metallo, tanto meno vento \u00e8 necessario a produrre lo stesso suono. Per esempio la luce della canna costruita con lastra di lega al 20% di stagno assottigliata a un terzo dello spessore verso la sommit\u00e0 del corpo aveva una superficie maggiore del 40% rispetto a quella d&#8217;una canna con il 75% di stagno, ossia era pi\u00f9 aperta e i denti pi\u00f9 profondi. Infatti nella canna pi\u00f9 sottile la dissipazione dell&#8217;energia acustica attraverso le pareti doveva essere compensata fornendo pi\u00f9 aria ed enfatizzando il suono fondamentale.<br \/>Accade sovente che canne di taglia molto stretta, come nei registri violeggianti, siano costruite usando spessori sottili per facilitare la lavorazione. Purtroppo lastre con bassa percentuale di stagno e sottili non funzionano, e dunque sarebbe bene usare un metallo pi\u00f9 duro, come lo zinco, che a quegli stessi spessori risponde meglio. Inoltre i pregiudizi contro lo zinco sono dettati dall&#8217;avversione all&#8217;organaria industriale e alla scarsa attenzione filologica prestata nel passato nel ricostruire registri o colmare lacune con materiale non omogeneo per misure e fattura. Lo zinco permette di usare spessori di lastra pi\u00f9 sottili: il labbro superiore sottile aiuta a sviluppare gli armonici acuti, dunque \u00e8 consigliabile nei registri violeggianti.<\/div>\n<div>Un terzo esperimento dimostra che se canne di legno e metallo suonano diversamente, ci\u00f2 \u00e8 dovuto alla diversa costruzione delle bocche, non alla natura del materiale: dopo aver costruito apposite canne di metallo, troncate poco sopra la bocca, sul cui corpo pu\u00f2 essere innestato un risuonatore di legno che funge da prolungamento (sia cilindrico che prismatico), non si avvertono differenze timbriche.<br \/>&nbsp;<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Reiner Janke \u00e8 un noto intonatore e studioso tedesco, membro fondatore della F\u00f6rderverein Orgelforschung; nel 1995 ha collaborato a un progetto di ricerca sulla produzione del suono nelle canne labiali presso il Fraunhofer-Institut di Stoccarda. 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