{"id":270,"date":"2013-07-14T00:14:43","date_gmt":"2013-07-13T21:14:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.nuovamusicaantica.altervista.org\/?p=270"},"modified":"2013-07-14T00:14:43","modified_gmt":"2013-07-13T21:14:43","slug":"questioni-di-lana-caprina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.nicolaferroni.com\/blog\/2013\/07\/14\/questioni-di-lana-caprina\/","title":{"rendered":"Questioni di lana caprina"},"content":{"rendered":"<p>Nella prefazione al ciclo di versi sul settimo tono, nel secondo libro del 1615, Trabaci dichiara l&#8217;intento di &#8220;variare&#8221; le cadenze conclusive per destinare la serie al Gloria della Messa della Madonna.<\/p>\n<p>Mi sembra di vederlo gesticolare: <i>&laquo;Benigno lettore, ch&#8217;aggi&#8217;a fa&#8217;? Tutti cambiano &#8216;sto tono, chi per bemolle e chi per diesis, chi lo traspone per le feste e chi per l&#8217;officio. E mo&#8217; lo cambio pure io, capisci a mme: usalo per la Gloria, ch&#8217;&egrave; &#8216;na bbellezza e tu farai &#8216;nu figurone.&raquo;<\/i><\/p>\n<p>Per il Gloria della messa della Madonna l&#8217;intonazione &egrave; solitamente abbassata di una quinta. Trabaci abbassa anche lui di una quinta, ma senza Sib, fregandosene dell&#8217;infrazione alla modalit&agrave;. Francamente non capisco che bisogno avesse di chiamare in ballo autorit&agrave; come Tigrini, quando poi fa come gli pare&#8230;<br \/>Ho controllato un po&#8217; di organisti italiani tra Cinque e Seicento. La trasposizione alla quinta inferiore nei versetti per il Gloria della messa della Madonna composti da G. Cavazzoni, C. Merulo, A. Gabrieli, A. Banchieri e fra&#8217; B. Bottazzi &egrave; regolare, con conclusione sul Do con il Sib in chiave.<br \/>Invece G. B. Fasolo e Trabaci pur concludendo sul Do non mettono il Sib.<\/p>\n<p>Nei ricercari Trabaci si attiene alla dottrina dei 12 toni naturali (Glareano e Zarlino) e rispetta i vincoli teorici, mentre nei versetti si considera libero, come quando compone gagliarde, canzoni o toccate. Anche la trasposizione degli otto toni ecclesiastici (o salmodici) secondo l&#8217;esigenza pratica e le convenzioni d&#8217;uso dovrebbe perci&ograve; ricondursi a questa libert&agrave;.<br \/>\nDice espressamente nella prefazione ai versi:<\/p>\n<blockquote><p>Essendo stato importunato da&rsquo; miei amici, ch&rsquo;io mandassi nelle stampe questo secondo libro di Ricercate, ed altri varij capricci del mio rozzo ingegno, m&rsquo;&egrave; parso bene, per giovare al mondo, ed a chi fa professione d&rsquo;Organista, accompagnare a queste ricercate Cento versi sopra gli otto Toni Ecclesiastici, per risponder alle Messe, Vesperi, tutti Divini Officij, ed in ogni altra sorte d&rsquo;occasione, e l&rsquo;ho scritte in quell&rsquo;ordine, s&igrave; come stanno le mie prime Ricercate stampate.<br \/>M&rsquo;occorre (benigno Lettore) dichiarare un dubbio sopra questi Cento versi, e di tutta quest&rsquo;Opera (esclusi per&ograve; i Dodici modi naturali di questo presente mio libro). Vi sono hoggi al mondo molti della professione, quali credo non siano bene informati, o per dir meglio, non si ricordino (salvo per&ograve; i buoni) che parlando delli Dodici modi naturali, e precisamente delli otto finali Ecclesiastici, li nostri antichi gli hanno messo in uso, e se ne hanno serviti di quella medesima maniera che hoggid&igrave; noi stessi ce ne serviamo, nulladimeno noi sappiamo che questi Dodici Toni son fondati sopra queste sei Corde: D. E. F. G. A. C., e questa divisione sopra una Corda far Primo, e Secondo, e dare il termine a detti Toni, che nel Canto figurato non passino venti, o ventidue voci al pi&ugrave;, non &egrave; fatto per altro se non solo per comodit&agrave; di quanto pu&ograve; salire, e scendere la voce humana; ma se noi trattiamo in cose di sonare, godemo molte licenze pi&ugrave; larghe, che non habbiamo in cose di cantare. Per esempio: Io far&ograve; una Cantilena per un Cimbalo, o concerto di Violini, o d&rsquo;altri instromenti i quali ricercano una Musica di Consonanze lontane per lo effetto dell&rsquo;orecchio: questa cantilena la far&ograve; non solamente ventidue voci, ma Cinquanta, se mi sar&agrave; necessario, e secondo l&rsquo;occasione che mi trasporta, e la scriver&ograve; con quelle chiavi si come pi&ugrave; comodo mi torna, non per questo s&rsquo;ha da notare, e dire ch&rsquo;eschi fuor di Tono, e che l&rsquo;ottavo in camminar tanto in alto diventi settimo, e che il Terzo diventi nono, e che il Primo bisognava scriverlo con queste, e con quell&rsquo;altre chiavi, questa &egrave; regola di prima scuola, e questo avvertimento, e sottigliezza si dee tenere in un Motetto, in un Madrigale, e particolarmente in una Ricercata scritta, come potrete veder in questi Dodici modi del presente mio libro, ove cos&igrave; nella Compositione, come anco nell&rsquo;ordine vi s&rsquo;&egrave; riguardato molto chiaro, e distintamente, ma in questa materia di Versetti, o Fioretti (come dimandargli vogliano) o in una Canzona Francese, Gagliarde, Partite diverse, o in una Toccata non si dee riguardar che scenda, o che saglia pi&ugrave; del ordinario, mi basta ch&rsquo;io non eschi fuor di Tono, e vi lasci in Tono; ma gi&agrave; che la Natura artefice di tutte le cose humane non che inventrice, e maestra di quelle [orig.: &#8220;quella&#8221;] con s&igrave; bell&rsquo;ordine ha trovato un istromento di tanto valore com&rsquo; &egrave; il Cimbalo composto di tanti tasti, se non fosse stato al proposito non l&rsquo;havrebbe prodotto, ed inventato, ond&rsquo;io dovea, e poteva in questa sorte d&rsquo;occasione avvalermene, come gi&agrave; ho fatto. A Dio.<\/p><\/blockquote>\n<p>Per&ograve;, dopo avere destinato la serie di versetti al Gloria e dopo averci convinti pienamente che ognuno pu&ograve; scrivere come pi&ugrave; gli garba, eccolo salire in cattedra: <i>[&#8230;] tutti i Toni si possono trasportare in tutti quei luoghi dove si ritrova la loro specie della Diapente, &#038; Diatessaron [&#8230;]<\/i> e chiamare in causa Orazio Tigrini e Marco Padovano. Ora, nel settimo tono la quinta &egrave; solmizata <i>ut-re-mi-fa-sol<\/i> (cio&egrave; tono, tono, semitono, tono) e la quarta &egrave; <i>re-mi-fa-sol<\/i> (cio&egrave;, partendo dall&#8217;ultima nota della precedente quinta, tono, semitono, tono). Mettendo in successione gli intervalli si ottiene g-a-h-c-d + d-e-f-g. Se abbasso di una quinta la successione ottengo c-d-e-f-g + g-a-b-c, e perci&ograve; ci vuole un b in chiave&#8230; Ma tutta questa teoria non serve a nulla, se nelle cadenze si usano le note formule con la &#8220;sensibile&#8221; e la terza maggiore.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nella prefazione al ciclo di versi sul settimo tono, nel secondo libro del 1615, Trabaci dichiara l&#8217;intento di &#8220;variare&#8221; le cadenze conclusive per destinare la serie al Gloria della Messa della Madonna. 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