{"id":328,"date":"2009-01-31T18:13:25","date_gmt":"2009-01-31T17:13:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.nicolaferroni.com\/nma_isp\/?p=148"},"modified":"2009-01-31T18:13:25","modified_gmt":"2009-01-31T17:13:25","slug":"la-tradizione-organaria-italiana-tecnica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.nicolaferroni.com\/blog\/2009\/01\/31\/la-tradizione-organaria-italiana-tecnica\/","title":{"rendered":"La tradizione organaria italiana \u2013 tecnica"},"content":{"rendered":"<h3>Premessa<\/h3>\n<p>In questa pagina ho riassunto le notizie relative all&#8217;aspetto tecnico contenute nell&#8217;articolo di Oscar Mischiati, <em>L&#8217;organo italiano tra storia e arte<\/em>, pubblicato nei <em>Quaderni del Centro Culturale S. Agostino<\/em>, Aprile 1988, a cura della Biblioteca Comunale di Crema.<\/p>\n<p>La relazione, bench\u00e9 datata, contiene ricche informazioni raccolte in modo organico e fornisce una visione vasta e necessariamente schematica della storia organaria del nostro paese. Ancora purtroppo non disponiamo in Italia di una summa della tradizione organaria degna di stare a fianco delle opere in lingua francese e tedesca.<\/p>\n<p>L&#8217;organo \u00e8 il prodotto di molte competenze artigianali: falegnameria e carpenteria, metallurgia e meccanica, produzione e distribuzione dell&#8217;aria, intonazione e accordatura delle canne.<\/p>\n<p>Tratteremo qui alcuni aspetti tecnici, in particolare i <a href=\"?p=328&amp;page=2\">materiali<\/a> e le <a href=\"?p=328&amp;page=3\">caratteristiche<\/a> costruttive tradizionali italiane.<br \/>\nPer l&#8217;aspetto storico rimando al <a href=\"?p=315\">relativo post<\/a> riassunto dall&#8217;articolo citato.<\/p>\n<p>L&#8217;organo \u00e8 lo strumento musicale che produce suoni per mezzo di canne. Queste sono alimentate dall&#8217;aria prodotta dalla manticeria, convogliata nel somiere e controllata da tasti e registri.<\/p>\n<p>Rispetto agli altri strumenti musicali a fiato e a corda, nell&#8217;organo ad ogni nota corrisponde quantomeno una canna. Questa caratteristica lo accomuna con gli altri tipi di strumenti a tastiera.<\/p>\n<p>Le parti fondamentali dell&#8217;organo sono:<\/p>\n<ol>\n<li>il complesso dei comandi: tastiera, pedaliera, registri, accessori;<\/li>\n<li>le trasmissioni (quelle meccaniche sono costituite da tiranti, leve, &#8220;catenacci&#8221; e relativi supporti, che trasmettono gli impulsi dei tasti e dei registri al somiere);<\/li>\n<li>il somiere (o i somieri corrispondenti alle varie sezioni dell&#8217;organo, nella classica struttura a canali per tasto e fondamentalmente di due tipi, &#8220;a tiro&#8221; e &#8220;a vento&#8221;);<\/li>\n<li>la manticeria (mantici &#8220;a cuneo&#8221;, &#8220;a lanterna&#8221;, &#8220;a sacco&#8221;);<\/li>\n<li>le canne (di due tipi fondamentalmente diversi per il modo di produzione del suono: &#8220;ad anima&#8221; aperte o tappate, &#8220;ad ancia&#8221;, con innumerevoli variet\u00e0 per tipi, dimensioni, materiali);<\/li>\n<li>la struttura (la distribuzione delle varie parti nella cassa e l&#8217;articolazione dello strumento in pi\u00f9 &#8220;corpi d&#8217;organo&#8221;: Primo Organo, Eco, Tergale, Pedale, ecc.);<\/li>\n<li>la cassa di risonanza e il prospetto o facciata (articolata in campi o campate e torri).<\/li>\n<\/ol>\n<p><!--nextpage--><\/p>\n<h3>I materiali<\/h3>\n<p>Tradizionalmente nell&#8217;organo italiano sono usati questi materiali:<\/p>\n<h4>Legno<\/h4>\n<p>Il legno di <u>noce<\/u> \u00e8 usato di regola per i somieri, talvolta per le leve dei tasti e addirittura per la carpenteria di sostegno del somiere maestro (il cosiddetto &#8220;cavallo&#8221;); le &#8220;stecche&#8221; delle pieghe dei mantici e i pedali possono essere di tale essenza.<br \/>\nIl <u>cipresso<\/u> era usato anticamente per le canne.<br \/>\nL&#8217;<u>abete<\/u> \u00e8 forse il legno pi\u00f9 largamente impiegato per la cassa, per la carpenteria, per le leve dei tasti, per il &#8220;fondo&#8221; e la parete dorsale dei somieri, per le canne, per le tavole di catenacciatura, per le tavole dei mantici.<br \/>\nIl <u>pioppo<\/u> o il <u>salice<\/u> (o il <u>gattice<\/u>) \u00e8 spesso usato per le tavole di catenacciatura e per il crivello; il <u>rovere<\/u> \u00e8 utilizzato talvolta per la carpenteria, il <u>faggio<\/u> per le &#8220;stecche&#8221; delle pieghe dei mantici.<br \/>\nIl <u>castagno<\/u> \u00e8 regolarmente impiegato in Italia meridionale (talvolta in Toscana) per le canne.<br \/>\n<u>Bosso<\/u>, <u>palissandro<\/u>, <u>ebano<\/u> servono per le coperte dei tasti, per le cornici e gli elementi ornamentali (modiglioni laterali) delle tastiere.<\/p>\n<h4>Metalli<\/h4>\n<p>Lo <u>stagno<\/u> \u00e8 privilegiato per le canne di facciata, ma talvolta anche per tutte le canne del Ripieno, e in qualche caso per tipici registri solistici (Flutta soprani, Corni dolci soprani, Cornetti, Viole) e per le tube dei registri ad ancia; si usa anche in lega con il piombo.<br \/>\nDi <u>piombo<\/u> sono generalmente costruite le canne interne (Ripieno, Flauti, Voce Umana), la tuba del Corno Inglese e le &#8220;noci&#8221; dei registri ad ancia.<br \/>\nL&#8217;<u>ottone<\/u> \u00e8 regolarmente impiegato per la lingua e il canaletto dei registri ad ancia, talvolta anche per la tuba. Di questa lega sono anche i tiranti e i ganci della meccanica e le &#8220;grucce&#8221; o &#8220;manicordi&#8221; o accordatori delle ance.<br \/>\nLa <u>latta<\/u> \u00e8 stata utilizzata assai spesso per le tube dei registri ad ancia, particolarmente in Toscana.<br \/>\nLo <u>zinco<\/u> \u00e8 presente sin dagli ultimi decenni del secolo XIX come sostituto dello stagno.<br \/>\nOggi si usa a volte il <u>rame<\/u> per le canne ad anima di maggior lunghezza.<br \/>\nIl filo di <u>ferro<\/u> (o di ottone) serve principalmente per i tiranti delle trasmissioni e per i &#8220;catenacci&#8221; delle meccaniche.<\/p>\n<h4>Pelli<\/h4>\n<p>La pelle di agnello (<u>soato<\/u>) serve per le guarnizioni dei somieri (sui ventilabri e ventilabrini, per le borsette e i borsini), quella di <u>montone<\/u> per i mantici. Il <u>cuoio<\/u> serviva anticamente per il crivello.<\/p>\n<h4>Cartone<\/h4>\n<p>In Lombardia e in Emilia a partire dal Settecento solitamente lo si trova usato per il crivello; \u00e8 noto che esistono modelli di &#8220;regale&#8221; con tube di cartone.<\/p>\n<h4>Osso e avorio<\/h4>\n<p>Impiegati per le coperte dei tasti, talvolta anche per elementi ornamentali.<\/p>\n<h4>Feltro<\/h4>\n<p>La guarnizione sotto i tasti \u00e8 tradizionalmente di panno di feltro rosso (attestata gi\u00e0 dal Quattrocento).<\/p>\n<p><!--nextpage--><\/p>\n<h3>Tipologia storica dell&#8217;organo italiano<\/h3>\n<p>Per delineare una tipologia storica dell&#8217;organo italiano si devono considerare i fatti seguenti.<\/p>\n<p>La <u>grandezza dello strumento<\/u> \u00e8 determinata dalla misura della canna maggiore di facciata e non dal numero dei registri o delle tastiere; gli strumenti sono classificati di 24, di 12 o di 6 piedi quando hanno tastiere inizianti in Fa; oppure con tastiere da Do possono essere di 16, di 8 o di 4 piedi; i piccoli strumenti senza registro di 8 piedi son detti ottavini, perch\u00e9 basati sull&#8217;Ottava.<\/p>\n<p>La <u>collocazione<\/u> rispetta le esigenze di estetica architettonica e di acustica. Poich\u00e9 lo strumento era usato principalmente per la liturgia, era collocato in prossimit\u00e0 o addirittura al disopra degli stalli corali. \u00c8 collocato in una cantoria nell&#8217;ultimo intercolunnio (in una chiesa a tre navate) prima del transetto, oppure \u00e8 appeso al muro perimetrale della navata unica o alle pareti laterali del presbiterio o dei bracci del transetto; pi\u00f9 rara \u00e8 la collocazione nell&#8217;abside, mentre \u00e8 assai frequente sopra la porta principale in Veneto e in Lombardia. Comunque la necessit\u00e0 di una cantoria posta a met\u00e0 altezza circa tra pavimento e soffitto era avvertita universalmente, poich\u00e9 tale posizione permette al suono di diffondersi in modo uniforme nell&#8217;ambiente e giungere il pi\u00f9 direttamente possibile agli ascoltatori.<br \/>\nSovente un architetto era consultato per il disegno della collocazione e del prospetto; la progettazione della chiesa coinvolgeva talvolta anche l&#8217;organo&#8230;<\/p>\n<p>Il <u>prospetto<\/u> cambia adeguandosi agli stili architettonici, al gusto musicale, agli indirizzi organari delle varie epoche, regioni e scuole.<\/p>\n<ul>\n<li>Il prospetto a 5 campate \u00e8 tipico dei secoli XV e XVI, ma sopravvive in qualche raro esempio nel secolo XIX e talvolta presenta un secondo ordine di canne mute &#8211; gli &#8220;organetti morti&#8221; &#8211; sovrapposto alle canne dei campi minori.<\/li>\n<li>Il prospetto a 3 campate \u00e8 tipico del secolo XVII, attestato sporadicamente durante il secolo XVI a Cremona e a Roma e nel secolo XIX.<\/li>\n<li>Il prospetto con campata unica \u00e8 diffuso durante i secoli XVIII e XIX; la facciata pu\u00f2 presentare una sola cuspide centrale (spesso in Lombardia nella seconda meta del secolo XVIII), una cuspide con ali (tipica della scuola veneziana sette-ottocentesca, ma anche lombarda), tre cuspidi (esempi lombardi della prima meta del secolo XIX).<\/li>\n<li>Tradizionalmente il prospetto italiano \u00e8 piatto, ma influssi transalpini e gusti architettonici durante il secolo XVIII inducono a linee pi\u00f9 mosse e profili articolati mistilinei, concavo-convessi, a 3 campi convessi nelle regioni centrali e meridionali della penisola.<\/li>\n<\/ul>\n<p>L&#8217;<u>articolazione in pi\u00f9 corpi<\/u> \u00e8 attestata in Italia fin da epoca remota e non solo per influsso di organari stranieri.<br \/>\nDurante il Sette e l&#8217;Ottocento gli organari veneziani e lombardi collocano l&#8217;organo eco nel basamento della cassa a sinistra delle tastiere. Non di rado l&#8217;eco pu\u00f2 anche trovare posto dietro il Primo Organo (cos\u00ec fanno i Serassi nella seconda meta del Settecento).<br \/>\nIl positivo tergale, noto anche come &#8220;organetto del poggiolo&#8221; compare nel secolo XVI.<br \/>\nLa scuola lombarda ottocentesca sviluppa un &#8220;melodium&#8221; tergale di carattere solistico, sovente limitato ad un solo registro (Trombe a squillo).<br \/>\nLa scuola settecentesca veronese-gardesana usa i &#8220;tromboncini in cassetta&#8221;, collocati a mo&#8217; di Brustwerk; invece \u00e8 tipica della scuola veneta la collocazione in facciata di registri ad ancia di tipo &#8220;regale&#8221;: tale prassi fu proseguita e sviluppata in Italia centrale (Marche, Umbria, Lazio) durante l&#8217;Ottocento.<br \/>\nI Serassi collocavano la Cornamusa &#8220;en chamade&#8221;, ed esempi simili si trovano anche in Sicilia, Marche e Abruzzo.<br \/>\nSempre i Serassi, ma anche i Montesanti, i Lingiardi, i Bossi e i Sona non di rado collocavano in prospetto i registri ad ancia della basseria a mo&#8217; di &#8220;torri di pedale&#8221;.<\/p>\n<p>L&#8217;<u>estensione delle tastiere<\/u>, cos\u00ec come le misure dei tasti, hanno obbedito nelle varie epoche alle esigenze della prassi esecutiva: da un minimo di 38 tasti (Fa<sub>1<\/sub> &#8211; La<sub>4<\/sub>) senza i primi due e l&#8217;ultimo cromatico nel Cinquecento ad un massimo di 73 tasti (Do<sub>-1<\/sub> &#8211; Do<sub>6<\/sub>) nell&#8217;Ottocento; ambiti tipici sono:<\/p>\n<ul>\n<li>47 tasti (Fa<sub>-1<\/sub> &#8211; Fa<sub>4<\/sub> senza i primi due cromatici) nel periodo 1450-1530 circa;<\/li>\n<li>50 tasti (Fa<sub>-1<\/sub> &#8211; La<sub>4<\/sub> senza i primi due e l&#8217;ultimo cromatico) nei secoli XVI e XVII in strumenti di 12&#8242;<\/li>\n<li>45 tasti (Do<sub>1<\/sub> &#8211; Do<sub>5<\/sub> con prima ottava corta, cio\u00e8 priva dei primi 4 cromatici &#8211; C#, Eb, F#, G# &#8211; e i restanti disposti nella successione C, F, D, G, E, A, Bb, B) dal Seicento all&#8217;Ottocento, ma gi\u00e0 attestata nella scuola rinascimentale cortonese;<\/li>\n<li>50 tasti (Do<sub>1<\/sub> &#8211; Fa<sub>5<\/sub> con prima ottava corta) in Lombardia gi\u00e0 dagli inizi del Seicento sino a tutto il Settecento;<\/li>\n<li>52 tasti (Do<sub>1<\/sub> &#8211; Sol<sub>5<\/sub> con prima ottava corta) in Lombardia e vicinanze durante la prima met\u00e0 dell&#8217;Ottocento;<\/li>\n<li>54 tasti (Do<sub>1<\/sub> &#8211; La<sub>5<\/sub> con prima ottava corta), dapprima in Lombardia da met\u00e0 Ottocento, e in seguito ampliato a 58 tasti con prima ottava normalizzata e diffuso anche altrove;<\/li>\n<li>47 tasti (Do<sub>1<\/sub> &#8211; Re<sub>5<\/sub> con prima ottava corta) presso la scuola veneziana agli inizi dell&#8217;Ottocento negli strumenti di piccole dimensioni, mentre gli strumenti maggiori (di 12 piedi) spesso hanno 54 tasti (Fa<sub>-1<\/sub> &#8211; Do<sub>5<\/sub>) o addirittura di 59 (Fa<sub>-1<\/sub> &#8211; Fa<sub>5<\/sub>), in entrambi i casi senza i primi due cromatici.<\/li>\n<li>In Italia meridionale \u00e8 dominante l&#8217;ambito di 45 tasti, ma s&#8217;incontrano pure manuali di 50 tasti (Si<sub>-1<\/sub> &#8211; Do<sub>5<\/sub>) e 48 tasti (Do<sub>1<\/sub> &#8211; Do<sub>5<\/sub>) senza il primo C#.<\/li>\n<\/ul>\n<p>L&#8217;uso del temperamento mesotonico dalla met\u00e0 del XV sino alla meta del XVII secolo circa port\u00f2 non raramente alla prassi dei tasti &#8220;spezzati&#8221; o &#8220;scavezzi&#8221; per ampliare le possibilit\u00e0 di trasposizione, soprattutto con le coppie Eb\/D#, G#\/Ab, e talvolta C#\/Db.<br \/>\nSino a tutto il Settecento i tasti diatonici furono corti e piuttosto larghi, poi durante i primi decenni dell&#8217;Ottocento le dimensioni andarono uniformandosi e adattandosi ai modelli pianistici, anche in conseguenza alla diffusione di nuove tecniche esecutive e diteggiature.<\/p>\n<p>La <u>pedaliera<\/u> dell&#8217;organo italiano \u00e8 poco sviluppata, ed \u00e8 usata principalmente per note tenute e cadenze; un uso pi\u00f9 ricco del pedale, inteso come prolungamento verso il basso del manuale, \u00e8 forse possibile nell&#8217;organo rinascimentale nord-italiano in cui era usuale l&#8217;ambito di 20 tasti (Fa<sub>-1<\/sub> &#8211; Re<sub>2<\/sub> senza i primi due cromatici); agli inizi del Seicento \u00e8 diffuso l&#8217;ambito di 18 tasti (Fa<sub>-1<\/sub> &#8211; Do<sub>2<\/sub> senza i primi due cromatici); durante i secoli XVIII e XIX spesso la pedaliera presenta 17 tasti (Do<sub>1<\/sub> &#8211; Sol#<sub>2<\/sub> con prima ottava corta seguiti sovente da uno o due tasti per accessori quali Terza mano, Tamburo o Rollante) e ha un&#8217;estensione reale di 12 note (prima ottava corta di 8 note pi\u00f9 la successiva ottava cromatica con i soli cromatici reali e i diatonici richiamanti le note dall&#8217;altra ottava).<br \/>\nNon sono infrequenti ambiti pi\u00f9 estesi, e comunque l&#8217;estensione reale varia in relazione al numero di canne presenti sul somiere: la presenza di 18 tasti non \u00e8 sufficiente in s\u00e9 a descrivere la composizione della basseria, giacch\u00e9 possono esistere canne aventi duplice funzione di rinforzo e di nota reale, canne della basseria stessa che sono incluse nel Rollante, come usa fare Callido, canne dotate di valvola semitonale, eccetera.<br \/>\nI piccoli strumenti noti come positivi hanno generalmente una piccola pedaliera in ottava corta di 8 (Do &#8211; Si) o 9 tasti (Do<sub>1<\/sub> &#8211; Do<sub>2<\/sub>), costantemente unita alla tastiera e priva di canne proprie.<br \/>\nIn alcuni grandi strumenti toscani sette-ottocenteschi due pedaliere sono rispettivamente collegate alle tastiere di corpi diversi.<\/p>\n<p>La <u>trasmissione<\/u> \u00e8 generalmente a meccanica sospesa (il tasto agisce come leva di 2\u00c2\u00b0 genere): negli organi a due tastiere \u00e8 sempre di questo tipo la trasmissione del manuale superiore (corrispondente al Primo Organo), mentre quella inferiore agisce o premendo su tiranti rigidi di legno (come negli strumenti di scuola veneziana) o tirando una meccanica attaccata in coda (come presso la scuola lombarda); negli organi positivi ad ala di scuola romana e nei regali la meccanica \u00e8 diretta: i tasti mediante pironi premono sui ventilabri;<\/p>\n<p>Gli strumenti di grandi dimensioni hanno normalmente <u>il somiere a vento<\/u>, documentato fin dalla seconda meta del secolo XV e praticato ancora nei primi decenni del secolo XX in Lombardia e Toscana; <u>il somiere a tiro<\/u> fu preferito dalla scuola veneziana durante Sette e Ottocento, dagli organari bolognesi del secolo XVIII, da quelli della scuola veronese-gardesana ed \u00e8 il tipo universalmente praticato in Italia meridionale.<\/p>\n<p>La <u>pressione del vento<\/u> \u00e8 normalmente piuttosto bassa. I valori si aggirano mediamente intorno a 40-45 mm in colonna d&#8217;acqua con somiere a vento, e intorno a 50-55 mm con i somieri a tiro.<br \/>\nL&#8217;<u>intonazione<\/u> \u00e8 generalmente condotta col criterio della piena aria, cio\u00e8 controllando il flusso mediante la luce e moderatamente chiudendo il foro al piede; le bocche delle canne sono relativamente basse; l&#8217;uso di dentare l&#8217;anima \u00e8 quasi assente negli strumenti rinascimentali e barocchi, mentre in epoche successive l&#8217;organaro intona con denti poco profondi, regolarmente distanziati e non fitti (le violette sette-ottocentesche sono per\u00f2 spesso prive di denti); solo durante il secolo XX le tecniche d&#8217;intonazione si avvalgono di altri espedienti ed artifici quali baffi, freno, dentatura profonda e fitta.<\/p>\n<p>Il <u>crivello<\/u> \u00e8 spesso costruito di legno dagli organari toscani gi\u00e0 nel secolo XVI e dai veneti del Sette-Ottocento. In Italia settentrionale durante i secoli XVI e XVII si usava il cuoio, mentre la scuola lombarda sette-ottocentesca usava il cartone.<br \/>\nLe bocche delle canne si trovano generalmente sotto il crivello nelle epoche pi\u00f9 antiche e ancora nel secolo XIX presso gli organari bolognesi e toscani (concomitante pu\u00f2 essere la prassi di incrementare la lunghezza del piede delle canne dal grave verso l&#8217;acuto, che sopravvive in qualche caso sino al XIX secolo); le bocche sono sovente poste sopra il crivello presso la scuola veneziana (Callido fa per\u00f2 parlare la Voce Umana sotto il crivello) e lombarda.<\/p>\n<p>Il <u>Ripieno<\/u> \u00e8 tradizionalmente articolato in file separate. A questo principio rimasero sempre fedeli gli organari toscani e veneti, mentre i lombardi gi\u00e0 nel Settecento accoppiavano le file acute (XXVI-XXIX, XXIX-XXXIII, XXXIII-XXXVI).<br \/>\nIl limite di acutezza fu abitualmente 1\/8 di piede (canna della Quintadecima sul tasto Do 5), raggiunto il quale le file ritornellano all&#8217;ottava sotto: ne consegue che le file in ottava (XXII, XXIX, XXXVI) hanno il ritornello sfalsato rispetto a quelle in quinta (XIX, XXVI, XXXIII).<br \/>\nLa Duodecima su base di otto piedi non \u00e8 consueta, almeno sino a tutto il Settecento.<br \/>\nL&#8217;impiego dell&#8217;armonico di terza come XXIV (spesso in coppia con una XIX) \u00e8 documentato presso le scuole lombarda e veronese-gardesana durante il Settecento e la prima met\u00e0 dell&#8217;Ottocento, con sporadiche attestazioni in terra veneta ed emiliana. Prima di scomparire verso il 1850 lo si trova limitato ai bassi.<\/p>\n<p>La <u>Voce Umana<\/u>, regolarmente limitata ai soli soprani, si basa sul principio dei battimenti: \u00e8 una fila di canne di taglio medio accordate crescenti rispetto al Principale (fa eccezione la scuola veneziana che preferiva accordarla calante). La sua diffusione risale soltanto alla fine del secolo XVI e il suo impiego si pu\u00f2 ritenere generalizzato durante il secolo XVIII (ma la scuola toscana l&#8217;ignor\u00f2 durante il secolo XIX).<\/p>\n<p>I <u>registri ad ancia<\/u> &#8211; sia a tuba corta (Cornamusa) sia a tuba normale (Tromboni) &#8211; furono praticati gi\u00e0 dagli organari italiani del Rinascimento (Onofrio Zeffirini, Giovanni Cipri, Baldassarre Malamini); al regale rimasero fedeli i veneziani, mentre la scuola lombarda gi\u00e0 alla met\u00e0 del secolo XVIII preferiva i registri a tuba normale (Fagotto Bassi &#8211; Tromba Soprani) e le altre tipologie (Corno Inglese Soprani di misura larga, Clarone Bassi di misura stretta, Violoncello).<\/p>\n<p>I <u>registri con canne tappate<\/u> totalmente o parzialmente furono sporadicamente praticati in Italia: flauti in VIII tappati furono costruiti da organari veneziani e gardesani, flauti a camino si trovano presso le scuole veneziana, lombarda e toscana. In area veneta \u00e8 attestato qualche raro caso di flauto tappato con calotta saldata e munito di baffi per regolazione di accordatura.<\/p>\n<p>Gli <u>accessori<\/u> sono tradizionalmente il tremolo (tremolante) nei due tipi a vento aperto e a vento chiuso (rispettivamente con valvola all&#8217;esterno oppure all&#8217;interno del portavento), l&#8217;uccelliera (di solito costituita di due o pi\u00f9 cannine che pescano in una o pi\u00f9 vaschette riempite con acqua), il tamburo (detto anche Rollo o Rollante, ottenuto suonando assieme pi\u00f9 canne sia indipendenti sia appartenenti ai registri di pedale e azionate mediante apposito meccanismo: le note emesse generano veloci battimenti acustici).<br \/>\nNell&#8217;Ottocento fu usata la &#8220;grancassa&#8221; composta di grancassa vera e propria, un piatto (cappello cinese), una campanelliera (sistro) e talvolta anche un &#8220;rollante&#8221; di canne di legno.<br \/>\nNell&#8217;Italia centro-meridionale \u00e8 tipico l&#8217;uso di una coppia di zampogne (2 canne ad ancia, di solito con tuba di legno, accordate a distanza di quarta o di quinta).<br \/>\nAccessori propriamente meccanici sono il tiratutti del ripieno (documentato sporadicamente dal Seicento), la combinazione preparabile &#8220;alla lombarda&#8221; (diffusasi nel Settecento e nota in Toscana anche come &#8220;polisire&#8221;), la terza mano (una super-ottava praticata nel secolo XIX e nota in Toscana come &#8220;diplofono&#8221;).<br \/>\nPoco diffusa fu in Italia la cassa espressiva. Fu usata per un registro ad ancia corta, posta sul somiere verso il fondo e con il coperchio apribile (cos\u00ec la concepiva il marchigiano Sebastiano Vici); oppure per un corpo d&#8217;organo separato (ad esempio il &#8220;melodium&#8221; tergale), dotata di griglie orizzontali (ne \u00e8 un esempio la &#8220;cassa armonica&#8221; dei Lingiardi).<\/p>\n<p>Il <u>corista<\/u> fu in genere alto in Italia settentrionale fino a tutto il Seicento (durante il Settecento poi gli strumenti vennero regolarmente abbassati), mentre in Italia meridionale (compresa Roma) esso era basso (dalla fine dell&#8217;Ottocento gli strumenti vennero alzati).<\/p>\n<p>Il <u>temperamento<\/u> del tono medio, diffusissimo in epoca rinascimentale e barocca, sopravvisse a lungo (impiegato dai Serassi a Colorno, 1792 &#8211; 1796); ancora nella seconda met\u00e0 del sec. XIX non era generalizzata l&#8217;adozione del temperamento equabile.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Premessa In questa pagina ho riassunto le notizie relative all&#8217;aspetto tecnico contenute nell&#8217;articolo di Oscar Mischiati, L&#8217;organo italiano tra storia e arte, pubblicato nei Quaderni del Centro Culturale S. Agostino, Aprile 1988, a cura della Biblioteca Comunale di Crema. La<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.nicolaferroni.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/328"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.nicolaferroni.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.nicolaferroni.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.nicolaferroni.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.nicolaferroni.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=328"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.nicolaferroni.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/328\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.nicolaferroni.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=328"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.nicolaferroni.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=328"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.nicolaferroni.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=328"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}