Sant’Anna, Zoppè di Cadore (BL)

Chiesa di Sant'Anna, Zoppè di Cadore (BL)

Il primo progetto di un organo per la chiesa di Zoppè di Cadore (BL) risale al 1892, quando fu interpellata la Premiata Fabbrica d’Organi Zanfretta e Figli di Verona. Il contratto fu firmato il 20 maggio 1895 per il prezzo di 1300 lire. Tre mesi più tardi gli operai stavano già lavorando al montaggio in chiesa, mentre falegnami locali costruivano la cassa. Il collaudo fu effettuato all’inizio del mese di settembre dal professor Pellegrino Marconi.
Nell’ottobre del 1896 un incendio devastò il paese e la chiesa. Zanfretta fu richiamato per ricostruire lo strumento, recuperando ciò che poteva. L’organo fu probabilmente consegnato nel 1899.

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Cappella dell’Annunziata, Avellino

Oratorio dell'Annunziata, Avellino
Si è concluso nel mese di ottobre 2012 il restauro dell’organo positivo conservato nell’oratorio dell’Annunziata, presso palazzo Amoretti ad Avellino.
Lo strumento è attribuibile a un anonimo organaro campano del secolo XIX: sul fronte dell’ultimo ventilabro a destra nella secreta è scritta ad inchiostro nero la data 1855 | P. I.
Alcune modifiche novecentesche sono attribuibili all’organaro d’Orsi (o d’Urso) di Solofra che firma il proprio intervento sul condotto portavento presso il raccordo con la secreta del somiere: Accomodato per lire 200 | con la pedaliera | ai 24/11 1920 | Cav. d’Orsi e figlio.
Pubblico di seguito un estratto dalla relazione conclusiva.
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San Ciriaco a Torre le nocelle (AV)

San Ciriaco, Torre le nocelle (AV)

Sotto la sorveglianza della Soprintendenza ai B.A.P.P.S.A.D. di Salerno-Avellino, si sono conclusi nel mese di febbraio 2007 i lavori di restauro durati circa otto mesi.

Lo strumento proviene dalla chiesa del Corpo di Cristo, nota come chiesa dell’oratorio, di Torre le Nocelle (Avellino). Non essendo questa più officiata, dopo il restauro si è concordato di collocare lo strumento nel vicino santuario di San Ciriaco, nello stesso comune.
L’autore è sconosciuto, sicuramente un organaro campano del secolo XVIII.

Sembrano probabili almeno due distinti interventi compiuti in epoche passate: il primo è forse databile alla fine del secolo XIX (vedi data 1893 graffita sul piede della canna di facciata G#2), nel corso del quale potrebbero essere stati sostituiti i chiodi con viti e forse “ammodernato” il sistema di accordatura.
Il secondo intervento risale ai primi del ‘900, ad opera di Pacifico Inzoli (così si deduce da un cartiglio incollato sulla prima falsa-stecca anteriore del somiere, sotto la coperta, su cui è scritto con lapis blu Rivveduto da P. Inzoli 1904 giugno).

Sopra il portale maggiore, in una bella cantoria lignea, giace purtroppo vergognosamente abbandonato e condannato al silenzio un magnifico organo a trasmissione pneumatica firmato Pacifico Inzoli e datato 1904. A questo illustre organaro lombardo sono quindi attribuibili anche alcuni interventi di ammodernamento del piccolo positivo: ad esempio il rifacimento della manticeria, la riforma di tastiera, pedaliera e comandi di registrazione, la costruzione di un cavallo di abete, che probabilmente ospitava anche un somiere di basseria o di pedale. Tutto il materiale proveniente da quest’ultimo intervento è stato accantonato.

L’organo è contenuto in una cassa armadio, il cui basamento è stato costruito nuovo. Mancavano della cassa superiore la chiusura dorsale, il fondo e parte dei fianchi.

Il prospetto ha tre campate con profilo piatto, delimitate da colonnine. Decorano il complesso un ricco timpano scolpito, fregi e festoni di ornamento del prospetto. Sono perduti gli sportelli di protezione. La cassa è dipinta a tempera su fondo ad intonaco e presenta dorature.

La facciata è composta da 15 canne di stagno, distribuite su un unico ordine di tre campate secondo lo schema a tre cuspidi di 5 – 5 – 5, con canne maggiori al centro e minori ai lati. Tutte le canne appartengono al registro di Principale e la maggiore è il D2 lungo circa 4′. Il labbro superiore è a mitria, l’inferiore a semicerchio, le bocche sono allineate.

Tastiera e pedaliera sono incorporate nella cassa.
Il manuale ha un’estensione di 45 tasti (C1-C5) con prima ottava spezzata. La tastiera è nuova come anche la pedaliera a leggio, con tasti corti e paralleli, di 8 note (C1-B1), costantemente unita al manuale mediante cordelle di cotone; non ha registri propri.

Tiranti a pomello posti a destra del manuale e allineati in due colonne verticali comandado i registri. Sono nuovi, di bosso, semplicemente torniti. Non ci sono indicazioni di registro sulla tavola. La disposizione è come segue:

Principale     Voce Umana (da C3)
Ottava         Flauto in XII (da D2)
Decimaquinta
Decimanona
Vigesimaseconda
Accessori: tiratutti a pomello e Zampogna

Due nuovi mantici a cuneo, con 6 pieghe sono collocati nel basamento, provvisti di funi per l’azionamento manuale. I nuovi pesi sono quattro mattoni, due per ciascun mantice. L’elettroventilatore è collocato nel basamento ed è dotato di valvola di regolazione.

La catenacciatura della tastiera, originale, presenta numeri progressivi a inchiostro sul lato superiore (verso il somiere). La tavola è di pioppo, mentre i catenacci sono di ferro e sono fissati con occhielli di ferro, senza feltro.
La tavola di registrazione è di castagno, la tavola dei pomelli è nuova, di pioppo, la catenacciatura dei registri è di ferro. Il tiratutti aziona un “pettine” di noce che inserisce e disinserisce i quattro registri del ripieno (VIII, XV, XIX, XXII).

Il somiere maestro “a tiro” è costruito con un’unica tavola di noce con canali scavati, stecche cuneiformi di noce, coperta di noce fermata da viti (in origine dovevano essere chiodi guarniti con cuoio). I canali sono chiusi da listelli di faggio o noce su cui è applicata carta pesante. Le stecche sull’estremo destro sono incise con numeri romani in ordine progressivo dalla facciata (“I”) al fondo (“VII”). L’ordine delle stecche sul somiere dalla facciata al fondo è come segue:

Principale, Voce Umana, Ottava, Flauto in XII, XV, XIX, XXII

La secreta è di pioppo e ha due nuove antine di noce forate al centro per il passaggio di anelli di pelle per l’apertura e fissate alla tavola inferiore della secreta stessa mediante strisce di pelle incollate. È tenuta chiusa da naselli di noce inchiodati sul somiere. I ventilabri sono di pioppo, doppiamente impellati e incollati direttamente sulla tavola; sono numerati a inchiostro anteriormente da 1 a 45 da sinistra verso destra. I tiranti entrano nella secreta attraverso il fondo guarnito semplicemente con una striscia di pelle forata. I ventilabri sono tenuti in posizione da spilli d’ottone posti ai lati.
Le prime quattro canne tappate di legno del Principale 8′ sono collocate su trasporti di castagno alimentati direttamente da fori quadrangolari praticati nella cintura del somiere maestro, le seguenti sei sono spostate sul trasporto di basseria, e alimentate da condotti di canna palustre che ricevono il vento direttamente dal rispettivo canale tramite fori aperti nel listello di chiusura.
L’ordine dei canali da sinistra a destra guardando la facciata è come segue (sono sottolineate le note in facciata):

1.3.5.7.9
22.18.16.20.24
26.28.30.32.34.36.38.40.42.44
14.12.11.13.15
45.43.41.39.37.35.33.31.29.27
23.19.17.21.25
10.8.6.4.2

Il crivello è di pioppo, con gambette ancorate al somiere.

Altri dati tecnici: pressione del vento di 45 mm in colonna d’acqua; corista A3 = 428 Hz a 14° C; sistema d’accordatura mesotonico regolare a 1/4 di comma sintonico.

Distinta dei registri:
Principale [8′] – prime quattro canne di castagno tappate, seguono sei canne di castagno aperte, collocate contro il dorso della cassa;
– facciata di 15 canne di Sn
– interno di metallo (lega circa Sn 15%)
45 canne C1-C5
Ottava prime 8 note di castagno aperte, poi di metallo 45 canne C1-C5
Decimaquinta di metallo 45 canne C1-C5
Decimanona di metallo con ritornello al F#4 45 canne C1-C5
Vigesimaseconda di metallo con ritornello al C#4 45 canne C1-C5
Voce Umana di metallo, accordatura crescente 25 canne C3-C5
Flauto in duodecima cilindrico di metallo 35 canne D2-C5
Zampogna tuba di castagno, canaletto di ottone 1 canna (D)
totale 286 canne

Le bocche delle canne sono sotto al crivello: le canne di Principale hanno piedi sensibilmente più lunghi di quelle della Voce Umana.

Interventi di restauro e ricostruzione

Il somiere e tutte le parti lignee sono state accuratamente pulite e sottoposte a trattamento antitarlo.
Il somiere è stato aperto e smontato, conservando le viti originali. La tavola è stata ripulita e rettificata a mano. Lo stesso dicasi delle stecche e delle coperte. I canali sono stati sottoposti a bagno di colla animale liquida per impermeabilizzarli. I ventilabri sono stati puliti, rettificati e reimpellati. Tutte le vecchie guarnizioni di pelle sono state sostituite. Durante le operazioni di montaggio si è usata esclusivamente colla a caldo. Le viti che fermano le coperte alla tavola sono state ricollocate nelle proprie sedi, mentre il fondo della secreta è stato fissato alle pareti con chiodi guarniti con cuoio. Le molle, i ganci e i tiranti di ottone sono stati ricostruiti nuovi, con filo d’ottone crudo di sezione uguale a quella degli originali.
Alcune parti vistosamente tarlate o rovinate sono state sostituite con materiale omogeneo (pareti dorsali della secreta, listelli di copertura dei trasporti di facciata). Si segnalano in particolare:

  • il ripristino della originale dimensione dei fori nella sezione grave della stecca dell’Ottava, che furono allargati per consentire alle relative canne di suonare anche quando il registro era chiuso: ciò era forse stato ritenuto necessario per rinforzare il suono delle canne gravi del Principale, che, come consuetudine, non possono essere escluse mediante il comando di registro, giacché ricevono aria direttamente dal canale del somiere;
  • la ricostruzione della parte terminale della stecca del registro di XXII, che è stata trovata spezzata e mancante della sezione con il foro per l’inserimento del catenaccio di comando;
  • la ricostruzione delle due antine di noce della secreta che erano andate disperse.

Il crivello era mancante della parte anteriore (essendo questa la parte più debole della struttura e la più esposta all’azione del tarlo). Si è provveduto a consolidare l’esile tavoletta di pioppo con bagno in soluzione di acetone e paraloid, a stuccare i fori e le gallerie del tarlo, a costruire la nuova sezione anteriore, anch’essa di pioppo, unendola all’originale e aprendovi i fori in corrispondenza delle canne. I piedini di sostegno del crivello sono stati in parte ricostruiti e resi solidali al crivello stesso con chiodi e colla animale.

I catenacci dei registri sono stati ripuliti, disossidati, lubrificati con miscela di cera e graffite e fissati alla tavola. Si sono ricostruiti i pomelli di bosso tornito e i tiranti di ferro, poiché quelli presenti erano vistosamente in contrasto con lo stile dello strumento (risalenti forse a un intervento novecentesco).
La riduzione dei tasti presenta alcune manomissioni, che hanno forse in parte modificato la disposizione dei catenacci originali, i quali sono marchiati con numerazione romana punzonata. In particolare si segnala l’inversione dei tiranti che collegano i tasti Mi1 e Fa1 della prima ottava corta con i rispettivi ventilabri a sinistra e a destra nel somiere. Per ottenere il giusto allineamento fra tasto e catenaccio si sono applicati alla tavola due piccoli nuovi catenacci che correggono l’errore. Alcuni tasti comandano direttamente i ventilabri.

La vecchia tastiera era di fattura novecentesca, con diatonici e cromatici lunghi, ricoperti con materiale plastico; aveva la prima ottava corta. Si è deciso di ricostruirla in copia da un modello coevo: ha 45 tasti (C1-C5) di noce montati su telaio di noce. I diatonici sono ricoperti di bosso con frontalino decorato “a chiocciola” e i cromatici sono di ebano. I modiglioni di noce sono stati ricostruiti in copia da modello storico.
La piccola pedaliera a leggio in ottava scavezza di 8 note (C1-B1) è stata costruita di legno di noce, in copia da modello storico. Essa tira direttamente i tasti mediante fettucce di cotone.

Il vecchio mantice a lanterna con due pompe di caricamento azionate a manovella è stato accantonato poiché non congruo con lo stile dello strumento: si sono costruiti due nuovi mantici a cuneo collocati nel basamento dell’organo assieme all’elettroventilatore e alla valvola di regolazione a tendina. I mantici hanno tavole di pioppo rinforzate con traversi di castagno, le stecche sono di faggio. Le sei pieghe interne sono guarnite con pelle di montone, le tavole sono unite con cerniere di ottone e fasce di cuoio.
I mantici sono azionabili anche manualmente mediante funi. I quattro pesi generano una pressione di 45 mm in colonna d’acqua.
I nuovi condotti portavento sono di pioppo.

La cassa è divisa in due sezioni: il basamento è stato costruito nuovo di pioppo con telaio rinforzato; la parte superiore è stata restaurata a cura della Soprintendenza e integrata con nuove tavole di pioppo nella zona inferiore (fianchi, fondo, dorso e pannello frontale con copritastiera-leggio e tavoletta dei registri). Tutte le parti ricostruite sono state semplicemente tinte con colore neutro, e protette con vernice all’acqua.

Il materiale fonico è d’interessante fattura. Le canne sono di piombo in lega con poco stagno, sono omogenee per fattura e misure, appartengono in gran parte al nucleo originale probabilmente settecentesco. Hanno lastra di colore grigio scuro, piuttosto spessa, anime non dentate e piatte, con margine frontale tagliato obliquamente.
Lo stato di conservazione delle canne era tale da richiedere solo in casi estremi la rimessa in forma dopo aver separato il piede dal corpo. Molte canne, soprattutto quelle collocate nella zona centrale e frontale del somiere (registri di Principale e Voce Umana), presentavano vistosi buchi e segni di morsi di topo, in parte già riparati in passato.
Le canne originali sono state recuperate, con minime ricostruzioni. La facciata è stata restaurata integrando tre nuove canne: sono scarse e non preoccupanti le tracce di “cancro dello stagno” che, come solitamente avviene, sono localizzate prevalentemente nella zona della legatura ai sostegni.
Essendo andate disperse nel corso dei vari spostamenti subiti dallo strumento, si sono dovute ricostruire:

  • due canne di metallo di registri interni (una nella Ottava, e l’altra nel Flauto in XII),
  • tre canne di stagno della facciata,
  • una canna tappata di legno della basseria,
  • canaletto, noce e ancia della Zampogna

L’intonazione delle canne è stata effettuata alla pressione del vento di 45 mm in colonna d’acqua, giustificata sia dai parametri dimensionali delle canne (diametri dei corpi, altezze di bocca conservate e fori ai piedi), sia dalla consolidata prassi tradizionale.

L’accordatura dello strumento è stata desunta dalle lunghezze dei corpi delle canne interne e soprattutto delle canne di legno. Il sistema mesotonico regolare a 1/4 di comma sintonico (con qualche aggiustamento, soprattuttto delle note Re# e Sol#) è risultato il più vicino alla situazione rinvenuta. Il corista è stato fissato per la nota La3 a 428,0 Hz alla temperatura di 14° Celsius.

Le canne non presentano segnatura alcuna. Si segnala solamente la data graffita frontalmente sul piede della canna G#2 della facciata: 1893. Si ritiene che sia stata apposta nel corso di un intervento di restauro al quale si potrebbe forse far risalire la sostituzione con viti degli originali chiodi di ferro con cui era chiuso il somiere (tracce di chiodi di ferro fatti a mano sono state trovate nel fondo della secreta e in vari altri elementi dello strumento).

La facciata presenta accordatura mediante riccio e finestre (forse non originali data la scarsa cura con cui sono state tagliate) aperte longitudinalmente nella sommità posteriore delle canne: la lunghezza dei corpi indica un corista molto calante rispetto a quello delle canne interne e di quelle di basseria. Si è perciò preferito conservare la situazione attestata, senza abbassare il corista dell’intera fonica. I fregi di contorno delle campate seguono l’andamento delle altezze delle canne e stabiliscono così il limite di lunghezza dei corpi, assunto come documento nella ricostruzione delle canne mancanti del prospetto. Gli allungamenti minimi, al di sotto di un millimetro, sono dovuti alla necessità di ripristinare il taglio sommitale del corpo, rovinato dalle ripetute accordature antiche, spesso condotte a mezzo di forbice.

È disponibile la relazione di restauro dell’organo.

San Giorgio in Bosco (PD)

San Giorgio in Bosco (PD), G. B. Zordan e figli, 1892


Lo strumento fu collocato in chiesa nel corso degli anni ’50 del XX secolo da Guerrini.
Sulla faccia esterna della tavola che costituisce il pavimento della secreta e su una catenacciatura ausiliaria si sono rinvenute le sigle impresse a fuoco “ZGB” (usate da Gio:Batta Zordan). Firma e data sono manoscritte a matita sul lato interno dell’antina di chiusura del piccolo somiere di basseria e risalgono forse a un intervento di manutenzione: Zordan Gio:Batta 1892 / e figli Cogollo.
Fondatore della famiglia organaria di Cogollo (VI) fu Giovanni Battista Zordan (1813-1896); suoi successori furono i figli Francesco, che lavorò nella bottega del padre, Romano, che nel 1887 aprì una fabbrica a Caltrano, e Antenore che si unì inizialmente a Romano, per poi rendersi autonomo a Cogollo anch’egli.

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